Ricordo il giorno che incrociai questa newsletter. Lessi per l'ennesima volta la parola “patriarcato” e, frustrato ed esausto, diedi addosso a Francesca nei commenti fraintendendo totalmente il suo messaggio e le sue intenzioni. Lei mi rispose con fermezza, ma dandomi spazio e attenzione, come fa con chiunque. Sono proprio contento che non la rigettai ma ne venni incuriosito e lessi altri numeri: capii esattamente quello che di diverso Francesca stava cercando di fare e, nel tempo, anche la mole di lavoro che c'era dietro. Ed è diventata nel giro di poco una delle newsletter che aspetto con più ansia, non tanto (non solo) per il contenuto, ma per il modo che ha Francesca di trovare ragionamenti alternativi a situazioni complesse, aprire porte, gettare nuove luci e illuminare diversi punti di vista. Alle volte rimango estasiato, altre non sono d'accordo, ma non significa niente: perché la qualità non si giudica dal messaggio, ma dal modo in cui è veicolato. E quello che sta facendo, e ha fatto in passato, Francesca, con le sue sole forze, con il potere del suo cervello e la sua forza di volontà, senza appoggi o spinte esterne, è qualcosa di fenomenale. E che noi possiamo usufruirne liberamente qui in una newsletter è incredibile. Tutta la sua professionalità si esemplifica nel suo impegno, costanza, passione e i risultati che porta a casa. E che tu sia stanca, Francesca, lo capisco: ma non hai bisogno che te lo dica io che non è una lotta contro i mulini a vento, e che quello che fai è di enorme importanza e avrà un pesante impatto sul futuro, ancora più di quello che sta avendo nel presente. Grazie!
Grazie Francesca per la tua lunga e ben argomentata esposizione. Mi fa riflettere. Rabbia e compassione, agli antipodi, apparentemente inconciliabili.
“E voglio essere precisa: compassione non significa assoluzione, né significa perdono. La violenza rimane violenza. Resta però possibile riconoscere nell’altro un essere umano anche mentre si vede con perfetta chiarezza il male che sta facendo.”
Condivido ovviamente la prima parte, ma la parte terminale mi trova eticamente in disaccordo. Certo sono esseri biologicamente umani, nulla di più. Ce ne sarebbero tanti di esempi, piccoli e grandi. Se prendiamo i grandi, ben riconoscibili, non c’è compassione per chi ordina e costruisce sistemi per compiere stragi, genocidi, invade e provoca calpestando i più deboli. Non c’è neanche rabbia, c’è sgomento e impotenza, c’è frustrazione e scelta. Scelta di esclusione, di allontanamento da chi si schiera da quella parte. Dalle relazioni agli acquisti. Grazie, ti seguirò con interesse e piacere. Indispensabile il confronto.
Thank you so much for this. We need to listen to the truth from other people, even if it’s not the same as the truth in our hearts. Of course, they need to listen to us, too. You’ve written this so beautifully.
Mi vien quasi da piangere. “Io gli uomini li odio” é un’affermazione che da anni mi fa un male fisico perché son madre di due figli maschi. Fra me e me inizio allora a chiedermi quando inizierai a odiare i miei figli? Alla prima ecografia? Quando sono uomini? E che cos’è un uomo? Non stavamo cercando di scardinare la sovrapposizione implicita sesso-genere-orientamento sessuale? Odiare gli uomini si basa sul sesso biologico? O sul genere? Perché odiare qualcuno per qualcosa - il genere- che è una costruzione sociale? Ricostruire in modo diverso non è facile, ma non posso accettare non solo di provarci, ma di non volerci nemmeno provare. Grazie per questa newsletter.
Grazie. Le tue newsletter hanno la capacità di mettere in discussione quello che penso. Una preziosa rarità
Grazie, mi ritrovo totalmente, come approccio nelle cose della vita, al tuo ragionamento. Non mollare, continua così!
Ricordo il giorno che incrociai questa newsletter. Lessi per l'ennesima volta la parola “patriarcato” e, frustrato ed esausto, diedi addosso a Francesca nei commenti fraintendendo totalmente il suo messaggio e le sue intenzioni. Lei mi rispose con fermezza, ma dandomi spazio e attenzione, come fa con chiunque. Sono proprio contento che non la rigettai ma ne venni incuriosito e lessi altri numeri: capii esattamente quello che di diverso Francesca stava cercando di fare e, nel tempo, anche la mole di lavoro che c'era dietro. Ed è diventata nel giro di poco una delle newsletter che aspetto con più ansia, non tanto (non solo) per il contenuto, ma per il modo che ha Francesca di trovare ragionamenti alternativi a situazioni complesse, aprire porte, gettare nuove luci e illuminare diversi punti di vista. Alle volte rimango estasiato, altre non sono d'accordo, ma non significa niente: perché la qualità non si giudica dal messaggio, ma dal modo in cui è veicolato. E quello che sta facendo, e ha fatto in passato, Francesca, con le sue sole forze, con il potere del suo cervello e la sua forza di volontà, senza appoggi o spinte esterne, è qualcosa di fenomenale. E che noi possiamo usufruirne liberamente qui in una newsletter è incredibile. Tutta la sua professionalità si esemplifica nel suo impegno, costanza, passione e i risultati che porta a casa. E che tu sia stanca, Francesca, lo capisco: ma non hai bisogno che te lo dica io che non è una lotta contro i mulini a vento, e che quello che fai è di enorme importanza e avrà un pesante impatto sul futuro, ancora più di quello che sta avendo nel presente. Grazie!
Grazie Francesca per la tua lunga e ben argomentata esposizione. Mi fa riflettere. Rabbia e compassione, agli antipodi, apparentemente inconciliabili.
“E voglio essere precisa: compassione non significa assoluzione, né significa perdono. La violenza rimane violenza. Resta però possibile riconoscere nell’altro un essere umano anche mentre si vede con perfetta chiarezza il male che sta facendo.”
Condivido ovviamente la prima parte, ma la parte terminale mi trova eticamente in disaccordo. Certo sono esseri biologicamente umani, nulla di più. Ce ne sarebbero tanti di esempi, piccoli e grandi. Se prendiamo i grandi, ben riconoscibili, non c’è compassione per chi ordina e costruisce sistemi per compiere stragi, genocidi, invade e provoca calpestando i più deboli. Non c’è neanche rabbia, c’è sgomento e impotenza, c’è frustrazione e scelta. Scelta di esclusione, di allontanamento da chi si schiera da quella parte. Dalle relazioni agli acquisti. Grazie, ti seguirò con interesse e piacere. Indispensabile il confronto.
Thank you so much for this. We need to listen to the truth from other people, even if it’s not the same as the truth in our hearts. Of course, they need to listen to us, too. You’ve written this so beautifully.
Mi vien quasi da piangere. “Io gli uomini li odio” é un’affermazione che da anni mi fa un male fisico perché son madre di due figli maschi. Fra me e me inizio allora a chiedermi quando inizierai a odiare i miei figli? Alla prima ecografia? Quando sono uomini? E che cos’è un uomo? Non stavamo cercando di scardinare la sovrapposizione implicita sesso-genere-orientamento sessuale? Odiare gli uomini si basa sul sesso biologico? O sul genere? Perché odiare qualcuno per qualcosa - il genere- che è una costruzione sociale? Ricostruire in modo diverso non è facile, ma non posso accettare non solo di provarci, ma di non volerci nemmeno provare. Grazie per questa newsletter.