Negli Stati Uniti, i democratici hanno stravinto le elezioni di metà mandato, riprendendo il controllo sia del senato che del congresso, e riuscendo a vincere in Stati tradizionalmente repubblicani come Texas e Kansas.
Questo risultato così travolgente è stato ottenuto in larga parte grazie allo spostamento in massa dei giovani elettori maschi, gli stessi - sostanzialmente - che avevano determinato la vittoria di Trump appena due anni fa.
Per arrivare a questo risultato, Trump ha fallito miseramente su tutti i fronti, e il Partito Democratico americano ha messo in campo uno straordinario cambio generazionale, e una trasformazione culturale che spero sarà duratura. I protagonisti di queste elezioni di metà mandato sono un insieme incredibilmente diversificato di “elder millennials”: uomini e donne fra i trenta e i quarant’anni, capaci di raccogliere e rilanciare l’eredità di Obama in modi nuovi e - in alcuni casi - decisamente sorprendenti.
In questi due anni, sia a livello di lavoro interno al partito che a livello di media i democratici hanno fatto autocritica. Non si sono limitati a denunciare gli straordinari livelli di corruzione e incompetenza dell’amministrazione Trump. Si sono interrogati su tutti i modi in cui avevano alienato una grossa parte dell’elettorato, hanno proposto strategie su come accogliere le istanze di quegli elettori.
Non hanno cercato di dimostrare che avevano ragione loro: hanno lavorato per vincere.
Tra i due approcci c’è un’enorme differenza. Molto spesso il nostro obiettivo non è vincere, ma dimostrare che avevamo ragione noi. Questo riguarda la politica (nazionale e internazionale), la cultura, il modo in cui ci presentiamo nel mondo, ogni giorno. Ma avere ragione è incredibilmente sopravvalutato.
Spesso si riesce a generare cambiamento solo quando si lascia a un altro la possibilità di evolversi senza sentirsi sconfitto.
È possibile accogliere le istanze dell’elettorato maschile senza buttare nel fosso quelle dell’elettorato femminile? Sì, a patto che siamo disposti ad ascoltare davvero senza fermarci a un giudizio superficiale. Se usciamo dalla mentalità del gioco a somma zero, possiamo addirittura creare proposte politiche al rialzo, che possono consentire alle persone di ricominciare a vedere la politica come sogno collettivo.
James Talarico, a 37 anni, ha vinto il seggio del senato in uno stato saldamente repubblicano per decenni. Quando gli hanno chiesto se sperava di “far diventare blu il Texas” (blu è il colore dei democratici), lui ha detto che quello non era il suo obiettivo. Che il suo obiettivo era uno stato viola, la combinazione di rosso e blu, perché il suo impegno era nel far sentire rappresentati tutti i cittadini del Texas, e perché se non faceva bene il suo lavoro, era giusto che perdesse le elezioni alla tornata successiva.
Il suo acceptance speech, il discorso con cui ha dichiarato vittoria, era un sermone più che un discorso politico. Talarico è un seminarista, ha messo la fede e la morale al centro della sua campagna, e ha costruito la sua proposta agli elettori intorno alla “politica dell’amore”. Trump lo definiva per questo “low T - Talarico”, accusandolo sostanzialmente di avere poco testosterone.
Talarico ha parlato di maschilità in termini tutto sommato abbastanza tradizionali, ma di fatto ha rifiutato pubblicamente la definizione di maschilità offerta da Trump, e lo ha fatto usando il messaggio cristiano come sponda.
L’odio non aiuta un ragazzo nato in una situazione di difficoltà a laurearsi, né aiuta ad abbassare le bollette, né protegge una persona che ha problemi di salute dalla bancarotta, ha detto. È l’amore che può aiutarci ad affrontare queste sfide e a stare con la schiena dritta davanti ai miliardari.
È evidente che questo è un messaggio capace di arrivare anche a tanti repubblicani, che in questa proposta non vengono descritti come nemici da sconfiggere, ma come vicini da amare meglio.
I grandi cambiamenti della Storia, ha detto ancora Talarico, prima di apparire sui libri iniziano nel modo in cui trattiamo i nostri vicini, nei piccoli cambiamenti che siamo disposti a fare nella nostra vita, negli atti di gentilezza, nel servizio che prestiamo nelle nostre comunità.
È un uomo di fede anche Adam Hamilton, il pastore metodista che è riuscito a diventare senatore in Kansas, un’altra roccaforte da sempre in mano al partito repubblicano.
I giovani maschi che si sono radicalizzati a destra, forse, non li avevamo letti così bene come pensavamo. Questa fascia dell’elettorato è estremamente sensibile al tema della guerra: come è stato rilevato da tanti commentatori anche repubblicani, incluso il vicepresidente Vance, la guerra in Iran è stata per i repubblicani un gigantesco errore.
I democratici sono riusciti a prendere sul serio le istanze espresse da fasce dell’elettorato che li avevano rigettati in modo così doloroso. E hanno proposto un’alternativa. È la democrazia quando funziona, bellezza. Ed è l’impatto che ciascuno di noi può avere sulla Storia.
La Storia non è fatta soltanto dai giganti capaci di accumulare immense quantità di denaro e di usarlo per imporre la propria visione del mondo a tutti gli altri. Ogni giorno, fuori dalle piattaforme in particolare, ciascuno e ciascuna di noi può costruire qualche centimetro di quel cambiamento che in tanti sogniamo, sperando che ci arrivi portato da qualche leader o qualche santo che ci esoneri da ogni responsabilità.
La consapevolezza che dobbiamo avere è che ciascuna, ciascuno di noi ha un impatto sul modo in cui la società funziona. Dobbiamo accettare che la quasi totalità degli esseri umani (me compresa) si alza la mattina e fa ciò che gli viene più facile fare: il cambiamento duraturo si coltiva lavorando sulle circostanze che stanno intorno alle persone. Si coltiva assicurandosi che più persone possibile siano nelle condizioni migliori possibili per fare le proprie scelte, non cercando di convincere la gente che se stai dalla parte che non è la mia sei deplorevole.
Chissà se riusciremo a sentire un po’ di questo vento soffiare pure in Italia, io spero di sì.
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Mi permetto di citare “Love’s in need of love today” di Stevie Wonder, che canto in continuazione da martedì 😁
Credo che la schiacciante vittoria Dem sia dovuta più al sentimento anti-Trump, che ha fallito su tutte le linee possibili immaginabili, piuttosto che ad una adesione convinta al sistema valoriale dei democratici, che oltretutto sono molto variegati al loro interno e non hanno un vero progetto politico alternativo ai repubblicani, al di là della narrazione o dal modo di porsi davanti ai microfoni