Dove nascono la gelosia e il desiderio di controllo?
Stiamo insegnando ai nostri figli (senza volerlo) che amare qualcuno e controllarlo sono la stessa cosa?
Ero sotto l’ombrellone, quando ho sentito una nonna che diceva al nipotino:
“Di chi è la mamma? Tua o di papà?”
“MIA!” gridava il duenne, mentre la mamma e la nonna gongolavano e il papà fingeva una protesta bonaria.
La ricerca suggerisce che già a sei mesi un neonato si agita quando vede la madre rivolgere attenzione a qualcun altro. È un allarme antico, lo stesso di qualsiasi cucciolo: qualcuno da cui dipendo si sta girando da un’altra parte, la mia vita è in pericolo.
Di per sé, dunque, la gelosia non è amore, e tantomeno ne è la prova. Nasce dallo stesso terreno — l’attaccamento, la paura di perdere — ma è un’altra cosa: è l’allarme, non il legame. Eppure noi adulti offriamo regolarmente ai bambini un’interpretazione della gelosia come segno d’amore.
Papà orgogliosi di quanto la propria bambina sia gelosa di loro ne ho incontrati decine nella mia vita, così come mamme come quella che era in spiaggia, e io stessa mi sono sorpresa a commentare “quanto ci tiene al papà!” osservando una bambina in preda a una crisi di gelosia, perché il padre aveva preso in braccio la figlia di un’amica.
Anni fa ho frequentato una donna che, quando andava a casa del padre (separato da molti anni), cercava tracce che dimostrassero che lui stesse vedendo un'altra donna. Gli guardava di nascosto i messaggi nel telefono, e una volta tornò da me dicendomi che aveva trovato un capello lungo e nero su una delle tende del bagno.
“Ma perché non glielo chiedi se si sta vedendo con qualcuno? Non saresti contenta del fatto che non è solo?” — evidentemente no, perché nonostante fosse sua figlia e un’adulta indipendente, vedeva ancora la possibilità che suo padre avesse una compagna come una minaccia.
Suo padre, a sua volta, era geloso di me.
Nella scena sotto l’ombrellone ci sono due cose problematiche che stanno accadendo: la prima l’abbiamo identificata ed è la lettura della gelosia come manifestazione d’amore, la seconda è la confusione dei piani relazionali. Il figlio diventa, nello scenario del gioco, un avversario del padre e un potenziale compagno della madre. Questo tipo di confusione è estremamente comune e molto dannoso nelle famiglie.
Quando parliamo di gelosia nei bambini, quasi sempre parliamo dell'arrivo di un fratello o di una sorella. Lì, l’allarme è al suo posto: una fetta di attenzioni che era tutta tua ora va divisa con un altro bambino. (Qui trovate ottimi consigli per navigare quella situazione in modo sano)
La confusione comincia quando la scena non è più bambino contro bambino, ma bambino contro il partner della madre o del padre.
“A chi vuoi più bene?”
“La gelosona di papà”
“La mamma è tutta tua.”
“Papà te l’ha rubata.”
Sono frasi che sembrano innocenti proprio perché nessuno le prende sul serio. Ma i bambini sì.
Nei primi anni di vita stanno costruendo una mappa del mondo relazionale. Non sanno ancora distinguere tra amore romantico, amore filiale, amicizia, dipendenza, desiderio, accudimento. Noi adulti abbiamo il dovere di insegnargli che esistono differenze tra questi legami. Che un papà non è un partner, che un figlio piccolo non ha il dovere di proteggere sua madre adulta.
Quando trasformiamo la madre in un premio da contendersi tra padre e figlio, o il padre in un oggetto da possedere in esclusiva, i bambini imparano una geografia delle relazioni confusa, disorganizzata e più i nostri sistemi relazionali sono confusi, più sentiremo forte l’impulso al controllo.
Se non so distinguere tra un’amica e una fidanzata, tra un genitore e un partner, sarà anche più facile attaccarsi all’idea che le relazioni siano giochi a somma zero: se qualcuno ama qualcun altro, inevitabilmente amerà meno me.
È una convinzione che molti non abbandonano mai del tutto.
La ritroviamo nella coppia che vive ogni amicizia come una minaccia. Nel figlio adulto che prova fastidio quando il genitore si rifà una vita. Nel genitore che si sente tradito quando un figlio si innamora e costruisce una propria famiglia (non viene forse da qui la cattiva reputazione delle suocere?) Perfino nelle amicizie, quando l’arrivo di una nuova persona viene vissuto come una perdita invece che come un’espansione.
La radice è la stessa: l’idea che l’amore sia una risorsa scarsa.
Una mia cugina mi ha detto che quando è nata la sua seconda figlia e l’hanno portata a casa, lei disse al primogenito di due anni che avrebbero messo la neonata a dormire in balcone e lui a quel punto aveva protestato che doveva dormire in casa con loro.
L’avevo trovata una strategia molto intelligente, perché in questo caso la mamma aveva preso su di sé l’emozione negativa collegata all’arrivo di una nuova bambina in casa, e così il bambino era riuscito a dare spazio al suo istinto di cura.
Occuparsi di gelosia e di sistemi relazionali è importante perché la gelosia non è solo un’emozione privata. È uno dei meccanismi culturali attraverso cui si riproduce la logica del possesso che sostiene il patriarcato. Se crediamo che amare significhi rivendicare un diritto esclusivo sull’altro, quella logica finirà per attraversare tutte le nostre relazioni.
Non possiamo occuparci di gelosia solo quando sfocia nella violenza.
I genitori sono chiamati per primi a offrire ai propri figli un modello relazionale in cui amore e controllo non coincidono, ma al momento dobbiamo riconoscere che non stiamo svolgendo al meglio questo compito.
Il 13 Febbraio del 2026, Save the Children ha pubblicato il rapporto “Stavo solo scherzando - Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti”, nel quale sono presenti alcuni dati preoccupanti:
Un adolescente su 4 dichiara di essere stato una vittima di atteggiamenti violenti all’interno di una relazione (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti).
Uno su 3 è stato geolocalizzato dal partner.
Ma chi ha insegnato agli adolescenti che sapere sempre dove sono è una forma d’amore?
Più della metà dei genitori intervistati a giugno del 2026 in questo sondaggio dell’Università del Michigan ha dichiarato di geolocalizzare i figli tra i 18 e i 20 anni, spesso senza il loro consenso.
In un’era in cui il Ministero dell’Istruzione sostiene che l’educazione all’affettività debba essere una responsabilità esclusiva delle famiglie, capite che abbiamo un problema.

Gli adulti che vivono la gelosia nella sua dimensione più paranoica si muovono nel tentativo di eliminare ogni rischio, anticipare ogni pericolo, sapere sempre dove si trova l’altro e con chi è. Ma l’amore non è onniscienza. E la fiducia non nasce dal controllo: nasce dalla capacità di lasciare andare, dalla maturità di non andare in crisi quando l’amata volge il suo sguardo altrove.
Queste sono competenze relazionali che si possono sviluppare nel tempo, e che sono cruciali per la costruzione di una società moderna. Famiglie con legami affettivi organizzati in modo sano formano una società più sana.
Molto probabilmente quel bambino sotto l'ombrellone, tra vent’anni, non sarà uno dei ragazzi del rapporto. Quello che apre il telefono per sapere dov’è la fidanzata. I bambini sono resilienti, e non è certo un episodio isolato che può determinare il corso della vita di un ragazzo. Ma forse se vogliamo disimparare che l’amore si coniuga col possessivo, dovremmo smettere di chiedere ai bambini se la mamma è tua, o di papà.
Se hai trovato questo post interessante, dai un’occhiata a questo:
#11 Le Madri nel patriarcato
Dopo aver dedicato due episodi di questa newsletter al ruolo, o meglio ad alcuni dei ruoli che ai padri viene chiesto di interpretare all’interno del sistema patriarcale, è giunto il momento di provare a fare una riflessione su un tema incredibilmente più spinoso.
Last but not least
Se vuoi supportare Maschi del Futuro, ma non vuoi sottoscrivere un abbonamento, puoi offrirmi un caffè cliccando qui.
Se stai cercando un libro di storie che aiuti i tuoi bambini a sviluppare un’affettività sana, e che li diverta parecchio, Storie Spaziali per Maschi del Futuro ti aspetta su Amazon.
Firma la petizione PMA per tutte
La proposta di legge “PMA per tutte” vuole modificare la legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita (PMA), che oggi consente l’accesso alle tecniche solo alle coppie eterosessuali.






