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Avatar di Paola

È estremamente difficile rendersi inutili, ma sono anche estremamente soddisfatta quando ci riesco. E riuscirsi significa mollare la presa, e dare spazio al figlio di prendere decisioni, attiarle e valutare il risultato. La ricerca dell’approvazione è un’arma a doppio taglio: serve a crescere e capire cosa è giusto o no, ma può diventare ossessova e dannosa. Difficile ma ce la faremo! Grazie per le riflessioni!

Avatar di Francesca Cavallo

Ciao Paola, difficilissimo, e poi comunque la cosa difficile è rendersi inutili ma rimanere connessi (che per esempio è il punto dove fallisce il modello nordico). Ma magari parlarne ci aiuta a trovare una strada

Avatar di s_ semprini

Grazie Francesca, è un bell'articolo, che mette in luce molti aspetti difficili del nostro rapporto col potere, la famiglia e dunque la società.

Per me, per come vedo le cose, è chi sta sotto a fare chi sta sopra. Tradotto, non c'è niente di strano a dire che il patriarcato sia sostenuto dalle donne. Questo perché, secondo me, senza una presa di coscienza delle dirette interessate, lo smantellamento del patriarcato a partire dal maschile non cambierebbe la loro condizione. Sarebbero sempre dipendenti da un elemento esterno e non protagoniste attive del cambiamento, come Cenerentola.

Poi, sono d'accordo che non si possa imputare alla vittima il ruolo di vittima, e che ci sia un oppressore ed un oppresso senza dubbio. Prova ne è che sostenga il tuo progetto di "salvare" i maschi del futuro dalla propria maledizione sociale che genera ulteriore sofferenza in sé e nelle controparti.

Purtroppo è tutta una dialettica di impotenza. Donne che per sentirsi "potenti" ed importanti corrompono i figli pur di non perderli (e proprio così, invece, perderli facendone maschere e non individui), figli che di conseguenza divinizzano la mamma nel demenziale tentativo di "riempirla" di importanza svuotandosi a loro volta del senso di sé, come se ciò potesse davvero essere il massimo che possono offrire. Dipendenti dal totem si sacrificano per conferirgli il senso del sacro di cui essi stessi vivono. Ombre nella caverna di Platone, che vivono di riti umani, troppo umani.

Sarebbe bello emanciparsi dal sacrificio, ma se "perdo" il figlio dovrò trovare me stessa, e la libertà è una cosa che, diciamolo pure, non è davvero desiderata. E qui, mi ricollego al punto di cui sopra, che le donne (leggi, madri) non hanno davvero ragione di puntare all'autonomia e indipendenza dal sistema patriarcale. Poiché trovarsi faccia a faccia con le proprie responsabilità, e il senso di sé alla luce del non senso della vita, è qualcosa di davvero sovrumano.

Essere adulti significa non avere madre o padri a cui riferirsi quando il cor si spaura. La divinità stessa si rivela vuota a sé stessa a questo punto, poiché il mistero della sua esistenza la rende ingiustificata e dunque vuota a sua volta.

Ma ammettere che nella totale assenza di amore si trovi il punto più alto dell'amore - e della libertà - a cui possiamo aspirare (quella che "in sua stessa voglia, venne"), è davvero qualcosa di fortissimo, che induce a credere migliaia di illusioni pur di non naufragare dolcemente in questo mare.

Oppressione, perché la tua libertà dimostrerebbe il mio limite, quello di chi mi ha educato e che divinizzo pur di non distruggermi nell'assenza di autostima, e infine mi ucciderebbe di solitudine e non senso.

E se tu sei liber*, chi sono io?

“We need, in love, to practice only this: letting each other go. For holding on comes easily; we do not need to learn it.”

Rainer Maria Rilke, 1908.

Avatar di Ellie

Sono giorni che nei ritagli di tempo rifletto su questo articolo. Ho riflettuto sulla fiducia che trasferisco a mio figlio e mia figlia, 4 e 2 anni. Ho pensato se ci sono delle differenze. Per quanto riguarda lo sparecchiare etc. direi che la riflessione mi aiuta a orientarmi proprio su uno stesso scopo, renderli autonomi ma anche partecipi della vita " condivisa" con noi. Mi aiuti a tenerlo sempre bene a mente. La fiducia invece forse è un tema più spinoso... Quando il più grande fa qualcosa di tenero e dolce in effetti mi sorprendo di più. Un po' come ancora oggi mi viene automatico fare i complimenti mentalmente a un amico che si porta i figli piccoli da solo a una cena. Mi devo forzare a non tramutare in parole quello che penso anche perché indirettamente gli starei dicendo che lo ritengo un incapace. Forse è proprio questo pensiero di sottofondo quasi impercettibile quello su cui devo lavorare. Grazie Francesca.

Avatar di Francesca Cavallo

Grazie a te Ellie! E buon lavoro!

Avatar di Alessandra Racca

Grazie per le tue riflessioni sempre molto utili, Francesca. Ho un figlio maschio e cerco di agire e di osservare le mie relazioni in modo da poter modificare alcune cose che ho, inconsapevolmente, introiettato, sperimentandone altre. In questi giorni ho avuto modo di riflettere su qualcosa che mi ha detto mia madre. In risposta a certe sue affermazioni, continuo a dirle che lei non ha valore perché "ci serve ancora come madre e come nonna", ma che il suo valore viene prima, benché apprezzi enormemente il suo aiuto. L'altro giorno però lei ci ha tenuto a dirmi che per lei "Essere utile" è fondamentale. Ho quindi guardato un po' oltre la dinamica che vedevo e ho scorto anche qualcosa che esiste, parallelamente alle modalità che il suo ruolo di donna del '54 le ha consegnato. Essere una genitrice (e poi una nonna), oltre a consegnarti agli scossoni, alle fatiche e all'infinita incertezza del vivere, ti fa però anche sentire "efficace", in una maniera positiva. Ho pensato che non c'è solo la parte da decostruire, ma anche quella da far fiorire: la capisco, lei è una donna che ha sperimentato, anche nella sua vita familiare, oltre che in quella lavorativa, politica, amicale, una dinamicità, una forza. Capisco che voglia continuare a sentirsi in quella pienezza e credo che il ruolo di genitrice, spogliato delle cose che non vogliamo più o vogliamo diversamente, vada valorizzato, da noi per prime, nelle possibilità che ci offre. Non è un discorso che vuole assolutamente porsi in opposizione a quello decostruttivo, ma pormi in ascolto di mia madre, una donna di un'altra generazione, che rivendica, in qualche modo, un suo bisogno anche sano. Mi ha offerto un punto di vista ulteriore, che mi faceva piacere condividere qui.

Avatar di Elisa Meneghin

Capisco perfettamente quello che dici. Lo capisco perché ho un figlio e una figlia, ma soprattutto un marito e una suocera.

Sono orgogliosa di mio figlio, perché a 20 anni studia e lavora fuori casa, avendo preso una serie di decisioni da solo, talvolta anche in contrasto con quanto gli avevo consigliato. A volte sbaglia? Sì. Me ne accorgo? Anche. Intervengo? No. Se non altro perché abito a 400 km, e questa distanza ci fa benissimo.

Dall'altra parte vedo mia suocera, che quando viene da noi (abita in un'altra regione) tratta suo figlio – mio marito – come un ragazzino incapace. Gli dice come accendere il fuoco del barbecue, lava i piatti al posto suo, si alza per servire in tavola quando non lo faccio io. E lui lascia fare.

Proprio vedendo questo mi sono resa conto di quanto poco sia indipendente da me, e mi sconcerta!

Avatar di Rossella Tundo

Sì lei dice che si sente abbandonata e che non riesce a dargli più niente. E che lei è sempre la mamma. E dire che è una psy…

Avatar di Pietro
Aug 28Modificato

Grazie Francesca, hai un modo chiaro ed efficace per raccontare la nebulosa culturale e di valori in cui ci troviamo. Sono mamma di un bimbo di 9 anni e sto cercando di insegnargli attraverso la nostra relazione l'indipendenza e lo spirito critico (soprattutto nei mie confronti). Trovo molto difficile nella cultura di tutti i giorni portare avanti un ruolo di madre che "si stacca" e ha una propria vita, viaggi, amicizie nonche' carriera e passioni lavorative! Il diventare "inutili" e' davvero potente come concetto e mi rendo conto che piu' sono inutile e piu' lo libero. Abbiamo tanta strada davanti per lavorare sul maschile, soprattutto visti i tempi "oscuri" della rivalutazione del patriarcato mediterraneo con il nostro generale...Che modelli possiamo offrire ai figli maschi di oggi? Io sono un'ottimista di natura e penso che da tutto cio' nasceranno nuovi modelli di padri e di uomini in generale! Grazie Francesca!

Avatar di Francesca Cavallo

Prego: diciamo che dobbiamo rassegnarci al fatto che non esistono ricette, ma magari parlando insieme delle questioni e sbrogliando alcune matasse di sentimenti ed emozioni che ci portiamo dietro, possiamo crearci uno spazio d'azione con più serenità!

Avatar di Giuseppe A. D'Angelo

Ho sentimenti complessi nei confronti di questa lettura. La trovo particolarmente in punto, e credo che - al netto di qualche rapporto troppo estremo - tutti noi uomini abbiamo questo senso di devozione e protezione nei confronti di nostra mamma anche se non lo esternalizziamo a voce. Ma mi chiedo: può essere che più che il frutto di un rapporto psicologico sia proprio un rapporto fisico? Voglio dire, nostra madre è colei con cui passiamo fisicamente a contatto i primi mesi della nostra vita prima e dopo il parto. Naturalmente non voglio ridurre il tutto a una questione meramente "naturale" ed eliminare la componente sociale, altrimenti non si spiegherebbe come mai invece le figlie femmine sono spesso più legate al padre. È un argomento molto complesso e da approfondire, e da secondo figlio con una sorella maggiore suggerisco che si può aggiungere un ulteriore livello di analisi quando queste sono educate a crescere loro fratello con la stessa cura della mamma, e questo genere altri rapporti non dico di dipendenza, ma sicuramente simili nel come un uomo si relaziona a una figura femminile "superiore" che guarda con rispetto e alla quale chiede consiglio. In ogni caso l'argomento mi piace molto, grazie Francesca. 🙂

Avatar di Francesca Cavallo

Sono contenta che tu abbia sentimenti complessi di fronte a questo episodio, se non li avessi avrei fallito miseramente! :-D

Ti sei risposto da solo, la questione del rapporto fisico con la madre riguarda i bambini di ogni genere, non è esclusiva dei maschi. E il fatto che ci sia un attaccamento maggiore per il genitore di sesso opposto è un falso mito, mi dispiace!

Avatar di Cristina

Davvero illuminante! Grazie Francesca! Riesci sempre ad esser estremamente comprensibile anche se tratti argomenti molto complessi.

Avatar di Francesca Cavallo

Grazie, devo dire che mi sforzo di mettere a fuoco bene le cose per prima, in modo da poter essere chiara. E poi cerco di non scrivere di tutto quello che mi rimane fuori fuoco 😄

Avatar di Devor de Pascalis

Di fatto la realizzazione sociale, economica, politica, avviene sempre e comunque attraverso un uomo. Un compagno - ma è molto più difficile da manipolare e controllare - o un figlio - più facile grazie al senso di colpa.

È cosa antica, antichissima. E anche donne che si dicono femministe spesso non si pongono tanti problemi a ripetere queste meccaniche se ne possono trarre giovamento di qualche tipo.

Per quanto mi riguarda credo che passi tutto per l'indipendenza economica che sembra essere la madre - perdonatemi - di tutte le indipendenze. Per le donne, ma anche per gli uomini (e sarebbe bene ricordare che per noi non viene raggiunta per grazia ricevuta in quanto portatori di cromosoma y, ma attraverso competizione, fatica, violenza e spesso sopraffazione del più debole).

Avatar di Francesca Cavallo

Ma guarda Devor che questa è la ragione per la quale da tanti decenni le donne, e in prima linea va detto, le femministe che tu citi con un po' di disprezzo nel tuo commento, lottano perché le donne siano sempre in condizioni di essere indipendenti economicamente. La battaglia per la parità salariale, quella per il congedo di paternità, tutte le campagne di educazione finanziaria per le donne, sono tutte battaglie culturali nate all'interno del variegato, non perfetto, movimento femminista. Quindi non trovi che, nel contesto di quello che stai dicendo, sia un po' illogico prendertela con chi sta lottando da decenni così duramente per fare la cosa che secondo te è necessaria?

Avatar di Devor de Pascalis

Cara Francesca, la mia ironia non era diretta alle femministe in quanto tali, che certamente non disprezzo, ma a chi si definisce tale pur muovendosi con una certa dimestichezza dentro le regole del patriarcato. È una dinamica che nel mio mondo, quello del cinema, vedo accadere spesso. Ma è un discorso complesso e preferisco non espormi oltre qui, per evitare di essere frainteso, passare per rancoroso della manosfera o peggio rischiare professionalmente.

​Grazie comunque per il lavoro che fai.

Avatar di Francesca Cavallo

Ci muoviamo tutte e tutti con una certa dimestichezza dentro le regole del patriarcato, io compresa, è la grammatica che conosciamo. Detto questo dubito che nel mondo del cinema italiano si possa rischiare professionalmente qualcosa a parlare male delle femministe :-D qui la cancel culture non c'è stata quando c'era in mezzo mondo, figuriamoci ora!

Non passi per rancoroso della manosfera, non era quella l'impressione che ho avuto. È solo che mi sembra uno sport molto italiano quello - se si può - di dare staffilate proprio a quei gruppi che in modi imperfetti cercano di muoversi per far accadere delle cose. E credo che questo atteggiamento causi quell'immobilismo che ci fa soffrire tanto tutti, sono sicura anche te.

Avatar di Devor de Pascalis

Sono d'accordo con te. Ripeto, l'oggetto della mia critica sono una manciata di donne che conosco personalmente e di cui potrei fare nome e cognome, ma poi non lavorerei più. Non le femministe come categoria.

​Cercherò di essere più chiaro, pur sapendo di sollevare un polverone su un tema di cui non parla quasi mai nessuno. Se il capo, il decisore, colui che detiene il potere economico e accademico è strutturalmente e quasi sempre un uomo, le donne che cercano lavoro o avanzamento da quegli stessi uomini si trovano a disposizione un'arma in più rispetto ai competitors uomini: la seduzione.

​E bada bene, non serve usare il sesso come merce di scambio esplicita. Basta un sorriso, un atteggiamento compiacente o il rientrare nei canoni di gradimento del superiore per ottenere un'attenzione in più, se ti interessa usarli per aggirare il merito.

​Questo accade nelle professioni mal pagate, come la cameriera, ma molto spesso anche in ambienti di cui mai si parla: università, mondo del cinema, politica, medicina. Ovunque la progressione dipenda sempre e comunque dall' "ok" di un capo che è e resta un uomo.

​Basta vedere quante mogli (o madri per restare nel tema del post) di uomini potenti hanno usato quella condizione per accedere a posizioni altrimenti precluse. Da Agrippina, alla moglie di Mao, alla mia prof di letteratura inglese all'università, eccetera eccetera. Nessuno considera mai queste situazioni per quello che sono: un conflitto di interessi. È la normalità.

​E non lo fanno nemmeno le mie colleghe (e spero di aver chiarito il punto).

​Ma pensa al dottorando che si è visto rifiutare la cattedra perché non poteva sposare il prof semplicemente perché maschio. O peggio alla dottoranda scartata perché meno piacente o meno scaltra nell'usare quelle dinamiche.

​Questa competizione è alla pari? Favorisce la meritocrazia? Serve a superare il patriarcato o lo conferma?

​E arriviamo al punto.

​Io non credo che l'essere umano cambierà o che le regole perfette sulla carta possano arginare questa realtà. Non confido nella bontà dei codici etici, ma voglio e penso si possa cambiare le condizioni di partenza...

​Credo che il patriarcato sia semplicemente una forma di capitalismo in cui il potere nelle sue varie forme è in mano agli uomini.

​Ma non in quelle di tutti gli uomini. I più ne hanno poco o niente. E in questa guerra tra poveri tutti si scannano per averne un po' e usano quello che hanno per riuscirci'. NON LI CRITICO PER QUESTO. Resta però il fatto che è un gioco al massacro.

​Personalmente ambisco a un mondo in cui ci siano molte più produttrici donne, molti più primari donne, molte professoresse donne ai vertici. Una specie di "tana libera tutti", dove la presenza massiccia di donne in posizione apicale crei alternative reali, rompendo quel monopolio in cui la subordinazione e la seduzione del capo maschio sono l'unica via per emergere.

​Ecco, l'unica cosa che mi piacerebbe è che alcune di queste persone (in un contesto molto limitato come il mondo del cinema) che usano così agevolmente il brand "femminista" avessero l'accortezza di chiedersi come hanno avuto accesso al privilegio di poterlo essere. E da chi è stato concesso.

​Ma forse è parte del gioco e me lo devo fare andare bene in nome di un cambiamento che deve arrivare.

​L'unico dubbio che mi resta è che tutto questo sia solo un cambiamento di facciata e non di sostanza. Tutto qui.

Scusa il pippone.

Avatar di Francesca Cavallo

Mannaggia Devor quanta frustrazione fuori posto c’è in questo commento. Avevo capito fin dall’inizio quello che volevi dire, per questo avevo mosso la critica che la tua lamentela fosse mal riposta.

Tu avrai vissuto le tue esperienze e ti sarai fatto la tua idea del mondo e questo non lo metto in discussione.

Vorrei farti riflettere sul fatto che se - secondo la tua esperienza del mondo finora - l’unico modo per fare carriera che una donna ha è “darla”, beh io faccio una estrema fatica a chiamare questo un vantaggio competitivo. Oltretutto, il fatto che non si tratti di un vantaggio è dimostrato dalla quasi totale mancanza di donne ai vertici del mondo del cinema. Quindi, perfino darla via non è abbastanza per arrivare a essere il capo.

Ti è arrivato qualcosa del momento del metoo? Non gli eccessi della cancel culture, che pure negli USA ci sono stati. Ma di attrici molestate durante i provini in Italia, io ne conosco parecchie. Anche di attrici che non accettando di darla, hanno di fatto smesso di lavorare con uno dei maggiori registi italiani, che si lamenta pur facendo film in continuazione e andando in rappresentanza dell’Italia ai maggiori festival internazionali.

La manosfera non è l’unico problema che abbiamo, purtroppo. È solo il più nuovo. Ma gli altri rimangono al loro posto, e mi dispiace ma il tuo commento lo conferma. Dire che bisogna accettare di usare il proprio corpo per fare carriera e pensare che questo sia un vantaggio invece che chiamarlo col suo nome, violenza, è un bel problema Devor.

Se poi stai cercando di fare un discorso generale ma in realtà vuoi toglierti un sassolino dalla scarpa per una cosa personale, capisco sul piano umano. Ma ti invito a riflettere quanto si diventi agenti inquinanti per un dibattito quando siamo mossi da questa intenzione.

Avatar di Devor de Pascalis

Cara Francesca. Ho l'impressione che tu abbia frainteso le mie parole. Evidentemente non sono riuscito a farmi capire. Invece di insistere su questo mezzo fatto a posta per litigare, chiudo la conversazione prima che diventi spiacevole. Grazie comunque del tuo lavoro.

Avatar di Where are you going

Sto rileggendo dopo 20 anni un libro che ho amato molto ma che ero leggo in modo completamente diverso la vita è altrove di Kundera. Che c’entra bene il tema che sollevi. Penso anche che finché non hai figli il tuo destino ti viene presentato con lo stesso peso di quello di un uomo e quando diventi madre improvvisamente ne sei magicamente sollevato. E questa è forse una trappola in cui molte donne cadono quando la pressione del destino maschile non riusciamo più a rincorrerla.

Avatar di Francesca Cavallo

Non lo conosco! Me lo consigli?

Avatar di Where are you going

Sii io adoro Kundera in generale! Comunque questo libro ha molte letture credo. Ma forse la protagonista è proprio la madre. Una donna che proietta tutto ciò che di bello voleva per sé sul figlio.

Avatar di Manager di Me Stessa

Hai verbalizzato un'impressione sui trapper che avevo già dentro di me ma non chiara. Penso anche al ragazzo che è arrivato secondo a Sanremo e ha chiamato la mamma sul palco e a tutte le volte che il duro di turno si appella alla mamma...trovo tutto così stonato, imbarazzante nella sua ripetitività. Non è più spontaneo, è qualcosa che la società dello spettacolo si aspetta. Quanto a me, ho un figlio di 20 anni e io stessa mi sorprendo dal senso di protezione che lui ha nei miei confronti. Da un lato mi gratifica, dall'altro mi rispondo che forse è un modo per fare le prove generali verso la sua futura compagna. Ma io sono figlia unica e non ho avuto molti confronti in casa. Però aggiungo una cosa. A un certo punto il figlio maschio si chiude ed è una cosa giusta, perchè vuol dire che cresce ed evolve fuori dal rapporto con la madre. Ecco, adesso capisco perchè mia nonna faceva da mangiare volentieri a mio padre. Era - ed è così anche per me oggi - come se l'atto del nutrire in qualche modo consentisse di comunicare amore e vicinanza senza le parole.

Avatar di Francesca Cavallo

Guarda, il mantenimento di un legame emotivo profondo con la madre, è un pezzo molto importante che va conservato della cultura mediterranea. Consente agli uomini di rimanere in contatto con una parte di sé dalla quale spesso il mondo gli chiede di separarsi. È il paradosso per cui è più facile parlare di maschile nei paesi machisti, che in quelli anglosassoni o nordici.

Ma c'è mischiata dentro anche questa cosa qua, e insomma sbrogliare la matassa spero possa aiutarci a tenere le cose belle e a lasciare nel passato quelle controproducenti!

Avatar di Manuela

Madre di maschi e di femmine ( 4 a 2), già nei primi tre anni di vita ho registrato risposte diverse agli stessi stimoli educativi, alle proposte che si fanno per promuovere autonomie adeguate. Quello che una bambina fa spontaneamente ha a che fare con l’osservazione e la riproduzione di atteggiamenti, pratiche e comportamenti emotivi “rubati” alla madre, forse per una maggiore identificazione, e quindi facilmente confermabili. Lo spettacolo fornito dalle madri si mette in scena più a lungo e per più tempo, é lì disponibile gratuitamente in quasi ogni minuto della giornata. L’alternativa paterna è spesso frammentata e quando c’è ha una regia, lo spettacolo è sempre adatto ai bambini, il padre è l’intrattenitore, il performer che sfonda la quarta parete. Suo malgrado, magari, diventa la comparsa che entra in dinamiche già consolidate e ha un ruolo preciso, circoscritto, chiaro da decodificare ma sempre subordinato ad ambiti accessori filtrati dal regno materno. Tant’è che anche lui, in quanto maschio, ha bisogno di chiedere alla mamma esattamente ciò che gli serve per interpretare il suo personaggio.

I maschietti osservano meno, i contesti che lo circondano non esercitano abbastanza fascino da attirare la loro curiosità la loro voglia di mimare, con loro ti senti in dovere di intervenire personalmente più spesso, tanto che alla fine la tua presenza diventa, agli occhi delle sorelle, un’invasione, un eccesso di cura. Le aspettative: tu stai lì e registri le loro risposte, le tramuti in esperienza/conoscenza dell’esserino e ti comporti di conseguenza. Ecco avviato il meccanismo diabolico;

sai che le tue bambine ce la fanno, ce l’hai fatta tu! Non hai nessun dubbio (o pochi) , meno ansie, più determinazione, puoi consultare la tua bambina interiore e trovare una guida. Crescere un maschio che ti lancia continuamente segnali così deboli da non placare le tue paure, che non ti permettono mai di mettere un punto e dire: ”ok, si passa al prossimo step”, vuol dire esserci, essere disponibili perché quella che provi è esattamente la stessa paura che proveresti se lo lasciassi da solo al parco.

Bene! Questa è la tempesta perfetta. Risultato? Un enorme, non identificato coscientemente e subdolo BIAS COGNITIVO.

Un loop che si può spezzare solo con l’assenza. Ti devi sottrarre con il corpo. Devi evitare la trappola. Ma se tu non ci sei, dov’è la sostituzione? A scuola? Si ricrea lo stesso clima, donne (la maggior parte) che ripropongono inconsciamente lo stesso contesto. I nonni? Diciamo le nonne!! Idem. Quindi da dove si parte? Uovo o gallina?😜

Avatar di claudia truffello gandara

Sono molto contenta di leggere quello che hai scritto, condivido pienamente, lo dico sempre anche se questo mi è costato qualche malumore nei miei confronti da parte da donne che sentono che il loro ruolo di madre sia intoccabile. Il patriarcato, è stato sempre molto rinforzato dalle madri, anche adesso si vedono famiglie dove il figlio è il principino di casa.

Penso che è fondamentale per raggiungere la parità, che questa cominci in casa, bisogna spezzare questa cattiva eredità del maschilismo con la madre come educatrice.

Il vittimismo della mamma con il figlio non è altro che cercare di tenerselo stretto per sempre, di avere un cordone ombelicale eterno. Come madre sento di aver fatto il mio dovere, nessuno dei miei figli ha chiesto di venire al mondo, quindi non si devono sentire in debito verso di me, la unione madre figlio(e) deve essere solo amore del buono, quello che ti lascia crescere e volare. Il resto è amore tossico.

Avatar di tiziana

Questo articolo è una conferma di quello che penso anch'io, nel mio piccolo, da un bel po' di anni. A proposito della dipendenza indotta ai figli maschi, mi ha sempre colpito la frase "mio figlio è negato a fare ...."[frase da terminare con attività tipicamente riservate alle donne, es. la cucina, la lavatrice etc]. Quella frase mi ha sempre fatto scattare una specie di allarme, perché capivo che sotto c'era un tutto discorso di rapporti di potere e di tossicità. Mi piace fare quest'esempio del "figlio che è negato a " nelle conversazioni tra donne, quando si presenta l'occasione, e vedere l'effetto che fa. L'altra cosa che dico, quando è possibile, alle altre donne è che dobbiamo fare un'analisi, ciascuna della sua esperienza, e riconoscere le nostre responsabilità di madri/figlie/sorelle nei confronti del perpetuarsi della cultura di oppressione maschilista - perché ci sono, la responsabilità non sta mai tutta da un lato - e modificare i comportamenti sbagliati. Certo, poi ci vogliono anche dei cambiamenti nella sfera sociale ed economica, perché se una donna non può lavorare tende ad identificarsi e ad essere identificata col suo ruolo familiare e casalingo, se non è considerata una persona, al di là del suo sesso e di ciò che ci si aspetta da un essere umano con quel sesso, non troverà facilmente un senso e una dignità oltre i ruoli sociali.

Avatar di Rossella Tundo

Da figlia femmina sono davvero d’accordo con la newsletter. Lo vedo con mio fratello. Lui però è molto bravo nelle faccende di casa e mia madre si arrabbia se lui fa da solo. Assurdo, no?

Avatar di Francesca Cavallo

Sì incredibile! Le avete mai chiesto perché?