Discussione su questo Post

Avatar di User
Avatar di Paola

È estremamente difficile rendersi inutili, ma sono anche estremamente soddisfatta quando ci riesco. E riuscirsi significa mollare la presa, e dare spazio al figlio di prendere decisioni, attiarle e valutare il risultato. La ricerca dell’approvazione è un’arma a doppio taglio: serve a crescere e capire cosa è giusto o no, ma può diventare ossessova e dannosa. Difficile ma ce la faremo! Grazie per le riflessioni!

Avatar di s_ semprini

Grazie Francesca, è un bell'articolo, che mette in luce molti aspetti difficili del nostro rapporto col potere, la famiglia e dunque la società.

Per me, per come vedo le cose, è chi sta sotto a fare chi sta sopra. Tradotto, non c'è niente di strano a dire che il patriarcato sia sostenuto dalle donne. Questo perché, secondo me, senza una presa di coscienza delle dirette interessate, lo smantellamento del patriarcato a partire dal maschile non cambierebbe la loro condizione. Sarebbero sempre dipendenti da un elemento esterno e non protagoniste attive del cambiamento, come Cenerentola.

Poi, sono d'accordo che non si possa imputare alla vittima il ruolo di vittima, e che ci sia un oppressore ed un oppresso senza dubbio. Prova ne è che sostenga il tuo progetto di "salvare" i maschi del futuro dalla propria maledizione sociale che genera ulteriore sofferenza in sé e nelle controparti.

Purtroppo è tutta una dialettica di impotenza. Donne che per sentirsi "potenti" ed importanti corrompono i figli pur di non perderli (e proprio così, invece, perderli facendone maschere e non individui), figli che di conseguenza divinizzano la mamma nel demenziale tentativo di "riempirla" di importanza svuotandosi a loro volta del senso di sé, come se ciò potesse davvero essere il massimo che possono offrire. Dipendenti dal totem si sacrificano per conferirgli il senso del sacro di cui essi stessi vivono. Ombre nella caverna di Platone, che vivono di riti umani, troppo umani.

Sarebbe bello emanciparsi dal sacrificio, ma se "perdo" il figlio dovrò trovare me stessa, e la libertà è una cosa che, diciamolo pure, non è davvero desiderata. E qui, mi ricollego al punto di cui sopra, che le donne (leggi, madri) non hanno davvero ragione di puntare all'autonomia e indipendenza dal sistema patriarcale. Poiché trovarsi faccia a faccia con le proprie responsabilità, e il senso di sé alla luce del non senso della vita, è qualcosa di davvero sovrumano.

Essere adulti significa non avere madre o padri a cui riferirsi quando il cor si spaura. La divinità stessa si rivela vuota a sé stessa a questo punto, poiché il mistero della sua esistenza la rende ingiustificata e dunque vuota a sua volta.

Ma ammettere che nella totale assenza di amore si trovi il punto più alto dell'amore - e della libertà - a cui possiamo aspirare (quella che "in sua stessa voglia, venne"), è davvero qualcosa di fortissimo, che induce a credere migliaia di illusioni pur di non naufragare dolcemente in questo mare.

Oppressione, perché la tua libertà dimostrerebbe il mio limite, quello di chi mi ha educato e che divinizzo pur di non distruggermi nell'assenza di autostima, e infine mi ucciderebbe di solitudine e non senso.

E se tu sei liber*, chi sono io?

“We need, in love, to practice only this: letting each other go. For holding on comes easily; we do not need to learn it.”

Rainer Maria Rilke, 1908.

Ancora 28 commenti...

Nessun post

Assolutamente, procediamo.