Io sono stato uno di quei 50 e ne sono felice. Nonostante le "mostruose" restrizioni che hai imposto, tornerò anche la prossima volta. Il titolo "maschi del futuro" mi sembra molto appropriato, per lo meno per descrivere le nostre aspettative. Magari i maschi del futuro non saranno per niente così, ma ritrovandomi in quel circolo ho avuto come l'impressione di stare facendo qualcosa di grande. Direi qualcosa come partecipare a un laboratorio nel quale si prova a immaginare come si può essere dei veri uomini nel XXI secolo.
Molti dei presenti, come prima cosa, hanno detto della paura e dell'emozione di trovarsi a parlare di fronte a una ventina di altri che ti stanno ad ascoltare attentamente. Wow! Sembra quasi che stiamo già affrontando uno dei tabù storici dei maschi, quello di raccontare le proprie emozioni. Vedremo come va.
Intanto grazie, Francesca. Il tuo modo di gestire l'incontro, accogliente e al tempo stesso professionale, sempre lucido, mai impersonale, ha reso tutto più facile.
Bello leggere che abbia avuto successo! Sarebbe bello se si potesse organizzare anche un evento nel nord Italia, capisco che il tempo e le forze sono quelle che sono, ma la butto là!
Ciao Gianmichele, è possibile che magari una delle volte che sono a Milano per altri impegni, se qualcuno mette un posto a disposizione possiamo fare un'edizione milanese.
Le dinamiche che hai descritto mi hanno tanto ricordato le mie sensazioni di insegnante quando entro in classe 😊 mal di testa compresi per le tante sensazioni e reazioni e informazioni da processare. Buona fortuna per questa iniziativa e per tutto 🍀
Ciao Francesca, ti ringrazio da distante. Anche se non ho potuto partecipare è bello vedere che sei riuscita a creare queste occasioni. È la ricetta giusta? Sarà sufficiente? Servirà? A cosa servirà? Mi piace pensare che nemmeno tu abbia ancora queste risposte, ammiro e valoro moltissimo la volontà di provare a capirne di più, di ceeare questi spazi e di voler imparare.
Mi piacerebbe riuscire ad esserci una delle prossime volte, chissà 🙂🤞
Trovo questa iniziativa quantomeno contraddittoria. Si parla di autocoscienza maschile, di uno spazio in cui gli uomini possano interrogarsi liberamente sulla propria esperienza e sulle aspettative sociali legate all’essere maschi, ma lo spazio è interamente ideato, organizzato, condotto e interpretato da una donna. Non è un dettaglio.
Mi lascia perplesso anche la decisione di far pagare la partecipazione, soprattutto perché nel frattempo racconti quanto materiale tu abbia ricavato dagli incontri e quanto questo materiale sia prezioso per il tuo lavoro. I partecipanti, quindi, mettono gratuitamente a disposizione tempo, esperienze personali e vulnerabilità, mentre dall’altra parte quella stessa esperienza diventa materiale per libri, podcast, newsletter e articoli che magari rivenderai. E dovrei anche pagare per partecipare.
Capisco perfettamente che il lavoro abbia un valore e che sia legittimo chiedere un compenso. Ma allora sarebbe più trasparente chiamarlo fin dall’inizio un percorso professionale a pagamento, chiarendo anche quale uso verrà fatto delle esperienze condivise. Presentarlo prima come uno spazio gratuito di autocoscienza e poi trasformarlo in un’attività a pagamento, dopo averne testato il format e raccolto materiale umano, dà invece l’impressione di un modello in cui i partecipanti fanno contemporaneamente da pubblico, cavie e fonte di contenuti.
Insomma, questo spazio serve davvero agli uomini che vi partecipano, oppure serve soprattutto al tuo progetto professionale?
Ciao Leandro, i partecipanti al gruppo non sono in alcun modo cavie, sono persone che scelgono di partecipare perché trovano qualcosa di utile per se stessi in questa esperienza. Ho la fortuna di amare il mio lavoro, dunque sì, di solito porto qualcosa in più a casa oltre al denaro: esperienze di vita, osservazioni, storie che nutrono un pezzo del mio lavoro di ricerca, esattamente come un avvocato che affronta un processo conserva quell'esperienza e se ne nutre per quella successiva, o un medico e così via. Detto questo, la mia proposta può dispiacere a qualcuno che sta cercando una cosa diversa e questo va benissimo. Nessuno è obbligato a partecipare proprio a questa. Io non offro un servizio pubblico, il mio studio non è la ASL. Nulla di ciò che faccio è dovuto, è frutto di una libera scelta, mia e di chi partecipa. Se la curiosità e i bisogni di chi vuole partecipare si incrociano con il modo che io ho scelto per condividere questo percorso, bene! Se non si incrociano, ciascuno prosegue per la sua strada.
Ho messo in conto questo tipo di obiezioni, che incontra qualsiasi donna voglia vedere riconosciuta la propria professionalità. E ho deciso che per me è più importante difendere il valore del mio lavoro, che cercare di piacere a tutti gli sconosciuti che passano da un mio contenuto e che lo giudicano con parole così forti senza neanche sapere ciò di cui stanno parlando, giusto perché gli piace la polemica.
Io sono stato uno di quei 50 e ne sono felice. Nonostante le "mostruose" restrizioni che hai imposto, tornerò anche la prossima volta. Il titolo "maschi del futuro" mi sembra molto appropriato, per lo meno per descrivere le nostre aspettative. Magari i maschi del futuro non saranno per niente così, ma ritrovandomi in quel circolo ho avuto come l'impressione di stare facendo qualcosa di grande. Direi qualcosa come partecipare a un laboratorio nel quale si prova a immaginare come si può essere dei veri uomini nel XXI secolo.
Molti dei presenti, come prima cosa, hanno detto della paura e dell'emozione di trovarsi a parlare di fronte a una ventina di altri che ti stanno ad ascoltare attentamente. Wow! Sembra quasi che stiamo già affrontando uno dei tabù storici dei maschi, quello di raccontare le proprie emozioni. Vedremo come va.
Intanto grazie, Francesca. Il tuo modo di gestire l'incontro, accogliente e al tempo stesso professionale, sempre lucido, mai impersonale, ha reso tutto più facile.
Grazie mille Paolo, alla prossima allora!
Bello leggere che abbia avuto successo! Sarebbe bello se si potesse organizzare anche un evento nel nord Italia, capisco che il tempo e le forze sono quelle che sono, ma la butto là!
Ciao Gianmichele, è possibile che magari una delle volte che sono a Milano per altri impegni, se qualcuno mette un posto a disposizione possiamo fare un'edizione milanese.
Le dinamiche che hai descritto mi hanno tanto ricordato le mie sensazioni di insegnante quando entro in classe 😊 mal di testa compresi per le tante sensazioni e reazioni e informazioni da processare. Buona fortuna per questa iniziativa e per tutto 🍀
Interessante! Ci sono tanti sentimenti insieme dentro ognuno di noi anche quando facciamo cose che amiamo con persone alle quali teniamo!
Ciao Francesca, ti ringrazio da distante. Anche se non ho potuto partecipare è bello vedere che sei riuscita a creare queste occasioni. È la ricetta giusta? Sarà sufficiente? Servirà? A cosa servirà? Mi piace pensare che nemmeno tu abbia ancora queste risposte, ammiro e valoro moltissimo la volontà di provare a capirne di più, di ceeare questi spazi e di voler imparare.
Mi piacerebbe riuscire ad esserci una delle prossime volte, chissà 🙂🤞
Trovo questa iniziativa quantomeno contraddittoria. Si parla di autocoscienza maschile, di uno spazio in cui gli uomini possano interrogarsi liberamente sulla propria esperienza e sulle aspettative sociali legate all’essere maschi, ma lo spazio è interamente ideato, organizzato, condotto e interpretato da una donna. Non è un dettaglio.
Mi lascia perplesso anche la decisione di far pagare la partecipazione, soprattutto perché nel frattempo racconti quanto materiale tu abbia ricavato dagli incontri e quanto questo materiale sia prezioso per il tuo lavoro. I partecipanti, quindi, mettono gratuitamente a disposizione tempo, esperienze personali e vulnerabilità, mentre dall’altra parte quella stessa esperienza diventa materiale per libri, podcast, newsletter e articoli che magari rivenderai. E dovrei anche pagare per partecipare.
Capisco perfettamente che il lavoro abbia un valore e che sia legittimo chiedere un compenso. Ma allora sarebbe più trasparente chiamarlo fin dall’inizio un percorso professionale a pagamento, chiarendo anche quale uso verrà fatto delle esperienze condivise. Presentarlo prima come uno spazio gratuito di autocoscienza e poi trasformarlo in un’attività a pagamento, dopo averne testato il format e raccolto materiale umano, dà invece l’impressione di un modello in cui i partecipanti fanno contemporaneamente da pubblico, cavie e fonte di contenuti.
Insomma, questo spazio serve davvero agli uomini che vi partecipano, oppure serve soprattutto al tuo progetto professionale?
Ciao Leandro, i partecipanti al gruppo non sono in alcun modo cavie, sono persone che scelgono di partecipare perché trovano qualcosa di utile per se stessi in questa esperienza. Ho la fortuna di amare il mio lavoro, dunque sì, di solito porto qualcosa in più a casa oltre al denaro: esperienze di vita, osservazioni, storie che nutrono un pezzo del mio lavoro di ricerca, esattamente come un avvocato che affronta un processo conserva quell'esperienza e se ne nutre per quella successiva, o un medico e così via. Detto questo, la mia proposta può dispiacere a qualcuno che sta cercando una cosa diversa e questo va benissimo. Nessuno è obbligato a partecipare proprio a questa. Io non offro un servizio pubblico, il mio studio non è la ASL. Nulla di ciò che faccio è dovuto, è frutto di una libera scelta, mia e di chi partecipa. Se la curiosità e i bisogni di chi vuole partecipare si incrociano con il modo che io ho scelto per condividere questo percorso, bene! Se non si incrociano, ciascuno prosegue per la sua strada.
Ho messo in conto questo tipo di obiezioni, che incontra qualsiasi donna voglia vedere riconosciuta la propria professionalità. E ho deciso che per me è più importante difendere il valore del mio lavoro, che cercare di piacere a tutti gli sconosciuti che passano da un mio contenuto e che lo giudicano con parole così forti senza neanche sapere ciò di cui stanno parlando, giusto perché gli piace la polemica.