Nel 2026, nonostante tutto, smettiamo di scappare.
Non un elenco di buoni propositi, ma una sola parola, un verbo, per guidare un anno che si annuncia pieno di occasioni per perdere la nostra umanità (ma anche per trovarla).
Buon anno e ben trovati.
Gennaio è il mese dei buoni propositi, ma io quest’anno ho fatto una scelta diversa.
Di solito mi scrivo 4 o 5 obiettivi sulle note del cellulare, e devo essere sincera: spesso me li dimentico tutti la settimana dopo averli scritti.
In fondo, già mentre li scrivo, una parte di me sa che non saranno loro a guidare davvero l’anno che viene.
So che a guidarmi sarà qualcos’altro: una tensione di fondo o forse un’abitudine emotiva che determina le mie azioni in modo invisibile, ma continuo e potente.
Ho cominciato a chiedermi se avesse senso continuare a moltiplicare obiettivi, invece di provare a dare un nome a quella forza silenziosa che, comunque, decide come mi muovo nel mondo.
Per questo nel 2026 ho fatto una scelta più radicale.
Ho un unico obiettivo, espresso da una parola sola.
Un verbo, per essere precisi.
Forse in questo modo sarà più facile tenerlo presente mentre le cose accadono, non solo quando le pianifico, quando spero che vadano in un certo modo.
Fino a qualche anno fa, darmi un solo obiettivo sarebbe stato impensabile. Mi sarei sentita pigra, forse perfino sciatta. E, di conseguenza, avrei avuto paura.
Da quando ho iniziato a lavorare a Maschi del Futuro, però, ho cominciato a guardare in faccia questo terrore che mi accompagna quasi costantemente: la paura di non fare abbastanza e, dunque, di non essere abbastanza.
Siamo onesti: una parte significativa delle cose belle che ho fatto nella mia vita è nata anche da lì. Banalmente perché questa paura ha preso a spallate altre paure - quella di non riuscire, di non essere pronta, di non essere all’altezza di un progetto - e quindi spesso mi ha messa in moto, dandomi l’idea che non ci fossero alternative “sicure” al mettermi in gioco.
A un certo punto mi sono accorta che pensavo (che penso?) che in assenza della paura non avrei combinato nulla di buono nella mia vita. Che era necessario che mi guardassi con sospetto, che rimanessi sulle uova… perché se mi accomodavo… avrei perso tutto.
So di non essere la sola in questa condizione miserevole.
A quasi tutti noi è stato raccontato che l’umanità ha bisogno della paura e della vergogna, perché altrimenti andrebbe tutto a rotoli, a partire da noi stessi e dalle nostre vite.
Nel momento in cui ci rendiamo conto del modo in cui guardiamo noi stessi, però, un’alternativa inizia a diventare non dico visibile, ma almeno intuibile.
Perché paura e vergogna sono così popolari?
La paura e la vergogna vengono utilizzate come strumenti di condizionamento del comportamento umano perché, semplicemente, rendono la coercizione molto più facile. Costringere noi stessi e gli altri a fare qualcosa è una scorciatoia che noi umani abbiamo imparato ad apprezzare, e della quale facciamo fatica a vedere il costo.
Quanti di noi, in questi giorni, stanno fissando obiettivi di dieta ed esercizio fisico sperando segretamente di arrivare ad avere un corpo del quale non vergognarsi?
Non è sorprendente: ci è stato insegnato che odiare il modo in cui il nostro corpo appare è necessario per trovare la volontà di cambiarlo. Perché mai dovremmo voler cambiare qualcosa che amiamo?
Eppure, imparare a prenderci cura di noi stessi, a volerci bene davvero, fa sgorgare il cambiamento da un posto diverso, dove c’è un’abbondanza di risorse alla quale la vergogna e l’odio non riusciranno mai ad accedere.
Ma è difficile crederci, perché fin da quando siamo piccoli ci è stato insegnato a diffidare di noi stessi, ancor prima che degli altri, perché diffidare di noi stessi ci rende più controllabili.
Il 2026 si è aperto all’insegna della sopraffazione e del militarismo. È importante rendersi conto che il modello culturale che sottende a questo tipo di organizzazione sociale si nutre di paura e di vergogna, e per questo tenta di propagare queste emozioni come necessarie al funzionamento della società.
Senza la paura di perdere lo stipendio, chi si presenterebbe al lavoro?
Senza la vergogna del rischio di essere scoperti, chi si tratterrebbe dal rubare?
Poichè la coercizione e l’obbedienza alle catene di comando è un pezzo fondamentale nella costruzione del maschile, non sorprende che vergogna e paura siano, ancora oggi, due capisaldi dell’educazione dei maschi.
Nei momenti storici come quello che stiamo attraversando - momenti in cui la guerra, invece che allontanarsi, sembra tornare a farsi più vicina - questo binomio diventa ancora più centrale.
Senza la vergogna di essere considerati “femminucce”, infatti, chi mai accetterebbe di andare a fare la guerra?
Senza la paura, come potremmo accettare che i nostri figli, i nostri compagni, i nostri padri vengano forzati all’esercizio organizzato della violenza contro esseri umani che non hanno mai visto, per ragioni completamente fuori dal loro controllo?
La paura e la vergogna hanno un effetto principale sul comportamento degli umani: ci spingono alla fuga.
A volte si tratta di una fuga da ciò che percepiamo come pericoloso.
Ma nella stragrande maggioranza dei casi (soprattutto se parliamo di uomini) la spinta è a fuggire da se stessi.
Ed è proprio per questo che la paura e la vergogna rendono le persone più disciplinabili, più obbedienti.
Fuggendo da noi stessi, diventiamo più facilmente guidabili verso la direzione che è congeniale a chi ha interesse a indirizzarci.
Riscoprire un rapporto col maschile che ci consente di tendere l’orecchio verso il cuore, di rimanere in ascolto di sé e degli altri è una strategia di Resistenza.
Educare una generazione di maschi libera dalla vergogna e dalla paura, è un modo di costruire un’alternativa.
Per questa ragione il mio obiettivo per il 2026 è uno solo: stare.
Stare anche solo un minuto in più nella paura di non essere abbastanza, prima di reagire.
Stare anche solo un minuto in più nella vergogna di un tentativo, prima di lasciar perdere.
Stare un minuto in più nella noia, prima di prendere in mano il telefono.
Stare in compagnia di un’emozione un minuto in più, prima di lasciare che diventi una storia definitiva su chi siamo.
Stare nelle conversazioni difficili, anche quando fanno male.
STARE, a 360 gradi, nella nostra umanità.
In questa parola c’è anche il programma editoriale di Maschi del Futuro per quest’anno.
In un mondo che spinge i maschi a fare, produrre, dimostrare, performare, combattere, questo sarà uno spazio in cui ci chiederemo cosa accade alla nostra idea di maschile quando stare è tutto ciò che serve.
Parleremo di soldi, di guerra, di sesso, di caccia, di manipolazione, di religione, di tradimento, di solitudine, di leadership, di lavoro, di animali.
Stare, per me, quest’anno non è solo un lavoro interiore. È anche una scelta concreta di spazio, di ritmo, di silenzio. Per questa ragione, a Febbraio, stare, per me, significherà anche uno spostamento fisico: trascorrerò il mese sul lago di Como. Lavorerò a un libro nuovo che uscirà quest’anno nell’ambito della Residenza Bellagio, il programma della Fondazione Rockefeller dal quale sono stata selezionata per Maschi del Futuro.
Quando si è abituati a fuggire, stare può essere terrificante.
Vorrei che pensaste a questo spazio come a un luogo in cui stare fa un po’ meno paura.
Perché questo esercizio lo facciamo insieme.
Perché ci proviamo.
E perché non esiste la possibilità di fallire: il valore dell’esplorazione sta nel viaggio. Non c’è nessuna meta da raggiungere.
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Storie Spaziali per Maschi del Futuro nelle Scuole Elementari Italiane
Il 6 Gennaio è uscito questo bel pezzo su Elle Magazine che parla di un progetto importante che parte quest’anno insieme a Fondazione Libellula.
Il progetto partirà con una fase pilota in 250 scuole, con attenzione alle aree più periferiche e vulnerabili: verranno coinvolti 12.500 alunni e formati 5.000 docenti.
Se volete candidare la vostra scuola del cuore, scrivete una mail a contattaci@fondazionelibellula.com - anche per chiedere informazioni.
Per oggi è tutto.
Auguro a tutti noi un 2026 sincero e gentile.
A giovedì.





„fa sgorgare il cambiamento da un posto diverso, dove c’è un’abbondanza di risorse alla quale la vergogna e l’odio non riusciranno mai ad accedere.“ questa me la scrivo su un foglio e l‘attacco al frigo come reminder. Stupenda!
Io adoro il modo in cui riesci a rendere chiari e limpidi i pensieri che mi si aggrovigliano nella testa e nel cuore ♥️