È stato bello non parlarci
Il valore del sottrarsi alla dittatura del content
Lunedì si è conclusa la mia residenza al Bellagio Center della Rockefeller Foundation sul Lago di Como, e posso dire senza ombra di dubbio che è stata un’esperienza che ricorderò per tutta la vita.
In questa che è una delle residenze per artisti e intellettuali più prestigiose al mondo (esiste dal 1959) tutto è pensato, fin nei minimi dettagli, per favorire la concentrazione, un lavoro profondo, un’interazione con se stessi e con gli altri che vada oltre la superficie, oltre la fretta, con l’obiettivo di produrre idee che possano dare un contributo significativo al benessere dell’umanità.
A dirlo così, mi rendo perfettamente conto che uno possa pensare “ammazza! E poi?!”, alzando gli occhi al cielo per queste aspirazioni sempre un po’ esagerate degli americani.
Eppure, nell’incontro tra questa capacità aspirazionale, di cui forse solo gli americani sono capaci, e la cura dei dettagli, di cui forse solo gli italiani sono capaci a questo livello di eccellenza… succede qualcosa di magico.
Il calendario delle nostre giornate ha dato il ritmo a queste settimane di creazione e ricerca: colazione alle 8, pranzo alle 13, aperitivo alle 19 e cena formale alle 19.30. Quasi tutti i giorni feriali, dalle 18 alle 19 c’era la presentazione di uno dei progetti portati avanti dai residenti: circa 20 o 30 minuti di esposizione da parte del titolare del progetto e il resto dell’ora dedicato al confronto con gli altri residenti. Nessuno ti impone un’ora a cui andare a dormire, ma tendenzialmente tutti ci ritiravamo nelle nostre stanze entro le 21.30. Il mercoledì e la domenica, per chi lo desiderava, c’era yoga alle 7 del mattino.
Questa regolarità e prevedibilità delle giornate - lo avevo già sperimentato, ma questa esperienza me lo ha ricordato - sono cruciali per accedere alle parti più profonde di noi quando creiamo qualcosa di nuovo.

Ma non si è trattato solo di questo. In molti degli ambienti in cui si porta avanti un lavoro intellettuale, si tende a mettere il corpo su un livello inferiore, come se corpo e mente fossero due cose diverse che non si influenzano a vicenda. A Bellagio lo sforzo è esattamente opposto: dalla fragranza diffusa nei corridoi della villa per creare continuità tra l’odore del giardino e quello degli interni, ai panorami mozzafiato, alla qualità eccezionale del cibo, alla possibilità di camminare nel parco della villa e di lavorare immersi nella natura, l’obiettivo è quello di attivare tutti i sensi, di aprire quanti più canali possibili, perché le idee sviluppate durante la residenza nascano da un’apertura verso il mondo, più che dallo sconforto, dalla voglia di separarsene o dalla necessità di giudicarlo.

Questo tipo di contesto non separa dalla capacità di essere lucidi rispetto alle sfide (i miei colleghi si occupavano di carestie, qualità dell’acqua in zone remote, nuove frontiere della guerra, pericoli dell’IA…) ma cambia l’attitudine con cui ci si avvicina, l’angolo del cuore, in un certo senso, rispetto al contributo che si sta producendo.
L’altro aspetto fondamentale è il tempo: i residenti sono fortemente incoraggiati a sospendere qualsiasi altro impegno e a dedicarsi esclusivamente al proprio progetto durante la residenza, e questo fa un’enorme differenza. Perché significa che accetti il fatto che se hai scritto 3 o 4 ore, poi non ti metti a scrivere email, a fare un post su Instagram e a mandare una newsletter, finché non arrivano le 7. Che magari se la mattina hai scritto, il pomeriggio fai una passeggiata e studi, o guardi un film rilevante per il tuo progetto e che non hai mai avuto il tempo di vedere, oppure che semplicemente ti incuriosisce e non sai perché.
Questo rapporto col tempo dà una ossigenazione diversa ai processi creativi che si innescano: giorno dopo giorno, ho sentito la qualità della mia concentrazione cambiare in modo radicale: è come attingere a una fonte fresca, a una vitalità incontaminata, a una libertà dell’immaginazione a cui, di solito, è difficile accedere.
I cellulari sono vietati in sala da pranzo e durante le presentazioni dei progetti, in più, non si possono scattare foto degli interni della villa. Nessuno, dunque, “documenta” ciò che sta avvenendo o la propria esperienza, ma semplicemente la vive.
È stato solo negli ultimi giorni che abbiamo scattato qualche selfie per ricordarci del dono prezioso che ciascuno di noi ha trovato nel gruppo con cui abbiamo condiviso questo momento così speciale.

Per il resto, abbiamo ascoltato con attenzione anche quando le presentazioni riguardavano argomenti dei quali non sapevamo nulla: come il modello di indicatori utilizzati per predire l’arrivo di una carestia, oppure l’evoluzione del concetto di pace in un contesto in cui la guerra è sempre più digitale, oppure l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per sviluppare dei sistemi di monitoraggio della qualità dell’acqua in zone remote del pianeta.
Sono arrivata alla residenza con un obiettivo numerico: volevo scrivere 25/30.000 parole del libro e sono partita a bomba. Scrivevo ogni giorno tra le 2000 e le 2500 parole, sentendomi soddisfatta quando la sera ci chiedevamo “com’è andata oggi” e constatando di essere più veloce rispetto alla media (alta) dei miei colleghi.
Poi, però, verso il nono giorno mi sono messa a rileggere e ho avuto la sensazione che quello che stavo scrivendo non catturasse l’essenza del lavoro che sto cercando di portare avanti. Mi sono liberata del mio obiettivo e non so se l’ho raggiunto, perché ho ribaltato completamente il mio approccio e ho smesso di contare.
Questo mi ha permesso di trovare un’autenticità e una capacità di gioco, di sorpresa, di vulnerabilità che prima neanche avevano fatto capolino nelle pagine scritte a perdifiato.

Quando sono partita, pensavo che avrei scritto un resoconto del viaggio che Maschi del Futuro è stato fin qui. E invece, quello che ho fatto è stato trovare nuovi punti di partenza e un invito per un viaggio ancora più entusiasmante (ne parleremo!).
Ho studiato molto e approfondito diverse questioni delle quali avevo intuito l’importanza, ma nelle quali non avevo avuto il tempo di mettere le mani.
Sono felice di tornare alla mia vita, alla mia città, alla mia famiglia, a voi! Ma anche consapevole che questo viaggio nuovo appena iniziato avrà bisogno della mia capacità di custodire quella qualità di concentrazione che ho trovato a Bellagio, quella libertà dai dettami dei tempi del content che - mi sembra sempre più evidente - sono davvero poco compatibili con la produzione di pensiero originale, e ci spingono a vivere in una dinamica performativa e reattiva costante che, giorno dopo giorno, riduce la nostra capacità di contribuire al mondo con generosa autenticità.
Ovviamente, pensare di poter creare bene soltanto in una villa pazzesca sul Lago di Como, con una squadra di chef che cucinano colazione, pranzo e cena… non è sostenibile. Ma ci sono alcune pratiche che voglio portare nella mia vita quotidiana e che condivido con voi, perché magari volete sperimentare:
avere i fiori freschi in casa
non riempire troppo le mie giornate e lasciare del tempo vuoto
provare a fare i pasti in orari il più possibile regolari
non fare lavoro creativo profondo mentre faccio “altre cose”
accendere una candela e provare a creare una piccola ritualità intorno alla scrittura o allo studio profondo
lasciare il telefono in tasca o in un’altra stanza il più possibile
fare ogni giorno almeno una passeggiata al parco
non affrettarmi e ripetermi che “ci vuole il tempo che ci vuole”
procurarmi una poltrona a dondolo
Se avete delle pratiche che volete condividere, raccontatemele nei commenti.
Questa residenza è stata un enorme privilegio, e non vedo l’ora, pezzo dopo pezzo, settimana dopo settimana, di condividere con voi alcune delle riflessioni maturate, così da poter continuare a costruire insieme un pezzo di futuro.
Ringrazio moltissimo coloro che hanno sottoscritto un abbonamento quando ho annunciato che non vi avrei scritto per quasi un mese e per sostenere la mia ricerca, è stato un segnale di fiducia davvero meraviglioso.
A giovedì!
PS: Se ti stai chiedendo come si viene selezionati per una Bellagio Residency, ti lascio qui delle informazioni. Questa è una residenza per persone con un livello di seniority alto nella propria carriera: professori universitari con percorsi di ricerca innovativi, scrittori o musicisti con pubblicazioni importanti alle spalle, ma anche attivisti che hanno fondato organizzazioni o giornalisti con percorsi di lavoro particolari (la giornalista che c’era nel mio gruppo ha vissuto per 3 anni in Corea del Nord). Il percorso di selezione dura circa 10 mesi, e procede per fasi. Parlare bene inglese è fondamentale per essere selezionati. La Fondazione Rockefeller è interessata a idee che possano fornire un quadro di ragionamento nuovo per alcuni dei temi cruciali per la società umana. La pre-application per le residenze del prossimo anno inizia a Marzo, e trovate le informazioni qui.






Che meraviglia! Ma la cosa più bella nel leggerti, come sempre, é la tua generosità. Questo bisogno che si avverte urgente nelle tue parole, di fare della tua esperienza individuale qualcosa di collettivo, uno strumento per la comunità. Condivisibile con noi e con tutti. Grazie mille. Sono molto felice per te.
Che bello Franci, la tua esperienza di lentezza mi fa molto riflettere e rivalutare il periodo di apparente stillness che sto vivendo in questi mesi 🙏🏼