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Avatar di Matteo Pozzobon

Ciao, ho ascoltato due volte l'articolo letto da te per cercare di non perdermi le sfumature che spesso tendiamo come dici tu a non analizzare con sufficiente attenzione.

C'è una cosa per me fondamentale sulla quale bisogna ragionare. È un serio problema il fatto che del gruppo dei 57 "avvisati" nessuno ha chiamato la polizia o perlomeno è andato a controllare cosa stesse succedendo.

Tristemente, ma obbligatoriamente, dovrebbero essere tutti almeno indagati per omissione di soccorso, o mi sbaglio?

Dico tristemente perché mi sembrerebbe ovvio che qualcuno dei 57 avrebbe dovuto reagire, ma visti i fatti ovvio non è e purtroppo dobbiamo ancora fare leva sui castighi per educare.

Chiaramente c'è ancora parecchio lavoro da fare a livello educativo e culturale.

Avatar di Chiara

Sono rimasta molto colpita da questo passaggio "Per esempio, si sceglie di omettere che la ragazza avrebbe accettato una cosa a tre all’inizio, o che sarebbe arrivata alla confraternita dopo aver bevuto una decina di drink in tre ore con le sue amiche." Perché se aveva già bevuto una decina di drink prima di arrivare alla confraternita allora lo scenario è ancora più chiaro: perché anche il suo consenso al primo rapporto non è un consenso libero e lucido. Il titolo poi lo trovo volutamente e provocatoriamente evasivo: visto che non si parla in questo articolo di violenza femminile di gruppo il titolo corretto era "violenza maschile di gruppo".

Avatar di Francesca Cavallo

Ciao Chiara, il mio pezzo non mette in discussione che ci sia stata violenza cosa che mi sembra abbastanza certa in entrambe le ricostruzioni che ho riportato. Non riporto il fatto che lei abbia bevuto tanto prima di arrivare per indicare che è colpevole, lo riporto perché abbiamo interiorizzato questa abitudine a tagliare dalle ricostruzioni qualsiasi aspetto che possa rendere la vittima "meno perfetta", perché abbiamo paura. Il mio punto è che offrendo ricostruzioni che tagliano le ambiguità e le sfumature, facciamo l'opposto del lavoro che dovremmo fare per contrastare in modo efficace la cultura dello stupro. È solo restituendo sfumature ai racconti che potremo superare la logica della vittima perfetta, che non beneficia nessuno.

Il titolo non è evasivo, è abbastanza preciso secondo me. Il mio feed è invaso da post con le foto dei 7 ragazzi, con le indicazioni di dove lavorano i loro genitori e l'invito a chiamare nelle aziende dove lavorano per farli licenziare, di richieste anche da parte di influencer con centinaia di migliaia di followers che vengano evirati e tutto questo senza che un processo abbia accertato la loro responsabilità. Questo io lo trovo violento. Puoi non essere d'accordo, ci mancherebbe, ma il titolo esprime questo pezzo dell'argomento che sviluppo nel pezzo.

Avatar di Chiara

Hai ragione Francesca, il tuo titolo è assolutamente preciso per la posizione che vuoi esprimere. Posizione che però, davvero, non mi trova d'accordo. Per prima cosa: non mi ritengo per nulla una persona giustizialista ma non credo neppure che la verità giudiziaria sia l'unica verità intorno a cui vale la pena ragionare. Anche citare le minacce ricevute dai ragazzi non credo sia particolarmente rilevante: è ovvio che si tratti (per quanto riguarda le minacce intendo) di qualcosa di violento. È ovvio, almeno da parte mia, che non sia utile né desiderabile. Ma qui inizia la china scivolosa: dovrei evitare di parlare di cultura dello stupro e parlarne in maniera circostanziata perché poi forse qualcuno potrebbe farsi venire in mente di fare delle minacce? La logica non è troppo diversa da "se ti metti la minigonna te la sei cercata". Diffondere l'identità dei "sospettati" serve? secondo me in parte sì, quanto meno per dare una faccia, che non è la faccia immaginata da correnti di pensiero maggioritarie, a un fenomeno. Per rendere plasticamente evidente che attraversa tutta la società.