Avete presente quel fenomeno per cui, di solito, alcuni uomini si vantano di tutte le donne con cui sono stati a letto, spesso esagerando? Ecco, all’esatto opposto di questi uomini ci sono gli incel.
Il nome viene dall’espressione “involuntary celibate” cioè “celibi involontari”, e indica delle persone che vorrebbero fare sesso con qualcuno, ma non riescono a “farsi scegliere” da nessuno.
Benché oggi le comunità online di incel siano quasi esclusivamente maschili, la parola “incel” fu coniata da una donna di nome Alana (il cognome non si conosce). Era il 1997, e Alana mise su un piccolo sito che si chiamava Involuntary Celibacy Project, ed era dedicato a quelli che - come lei - avevano avuto difficoltà a entrare in una relazione romantica. Nella cultura nord-americana, c’è sempre stata una grossa pressione intorno alla prima esperienza sessuale (ricordate tutte le battute su chi era ancora vergine magari a 17 o 18 anni?). Chiunque abbia visto Dawson’s Creek, si ricorderà che spesso Dawson veniva amichevolmente preso in giro da tutti i suoi amici per il fatto di non avere ancora fatto sesso.
Ebbene, gli anni sono quelli lì.
Il sito di Alana ospitò un forum per uomini e donne che si sentivano soli, dove potevano condividere senza essere presi in giro, i sentimenti provocati in loro dalla difficoltà a conoscere qualcuno con cui instaurare una relazione.
Intorno al 2000, la fondatrice si allontanò dalla community che aveva creato, e passò i contenuti del sito ad altri, anche perché iniziò a vedersi con qualcuno e non voleva continuare a caratterizzarsi come una “late bloomer” (una che è fiorita tardi), o una “incel”.
Negli anni che seguirono, lo spirito della community che aveva creato cambiò drasticamente, diventando uno sfogatoio per uomini che, sentendosi “poco maschili”, esprimevano la propria frustrazione condividendo opinioni nichiliste e fortemente anti-femministe.
Nel 2014, un uomo di 22 anni di nome Elliot Rodger uccise sei persone a Isla Vista in California, vicino al campus dell’Università di Santa Barbara, e poi si uccise, dopo aver diffuso un documento di 141 pagine intriso di un odio profondo per le donne e di una furiosa frustrazione per la sua verginità.
In quel periodo vivevo a Los Angeles, ero la direttrice creativa di Rebel Girls e ricordo la paura che mi fece leggere questa notizia prima e poi stralci di quel documento folle. Fu quella la prima volta che incappai nella parola “incel”, perché appresi che Rodgers era considerato una specie di “eroe” nella comunità di quelli che - come lui - si erano dati questa etichetta.
Oggi, la comunità degli incel è abbastanza variegata. Al suo interno ci sono ragazzi che semplicemente cercano un posto dove parlare delle difficoltà che hanno nel trovare una fidanzata senza sentirsi giudicati, ci sono quelli che si danno consigli su come diventare più muscolosi, più ricchi e quindi avere più chances di rimorchiare, e poi ci sono anche terroristi, o aspiranti tali.
In generale, il formarsi delle community incel fa parte di un interessante fenomeno molto trasversale che ha portato le persone ad aggregarsi intorno al proprio “trauma”. (Di questo parleremo più approfonditamente in una delle prossime puntate).
Può capitare a tutti di sentirsi soli, o respinti, o non desiderabili per un periodo. Costruirci sopra un’identità, e addirittura una postura politica, trasforma un momento di depressione in qualcos’altro.
Lo scorso 4 ottobre, al Festival HeyMan, organizzato dall’associazione MicaMacho, ho dialogato per un’ora e mezza con Gabriele Guadagna, che oggi è un membro dell’associazione ma ha un passato da incel. Nel tentativo di creare delle occasioni di dialogo che sottraggano i ragazzi che sono alla ricerca di un luogo nel quale poter essere vulnerabili alle grinfie della radicalizzazione, Gabriele ha “interpretato” il se stesso del passato, e abbiamo parlato a lungo, nella speranza di riuscire a trovare un terreno di incontro.
Ho editato la nostra conversazione per ridurla da 1,5 ore a 35 minuti, e ve la metto qui, in modo che possiate ascoltarla. Alcune delle cose che ha detto mi hanno fatto molto riflettere su quanto pochi siano, ancora oggi, gli spazi in cui ai maschi è consentito di non mostrarsi come “vincenti”. Ho anche avuto modo di riflettere su alcuni miei bias nei confronti degli uomini, sui quali non avevo molto riflettuto. Altre dichiarazioni mi hanno fatto accapponare la pelle. Una fra tutte l’espressione “avere accesso al corpo femminile”, come se le donne non fossero persone, ma luoghi, ai quali gli uomini dovrebbero - secondo questa ideologia - poter avere il “diritto di accesso”.
La deumanizzazione delle donne durata per così tanti secoli, purtroppo, ha lasciato molti strascichi nella nostra cultura, e c’è ancora tanto lavoro da fare.
Nella versione audio di questo episodio c’è questa introduzione e poi la conversazione con Gabriele. La prima domanda che gli ho fatto è stata: ma perché uno dovrebbe definirsi “incel”, non è una cosa da sfigati?
La risposta e il dialogo che ne sono seguiti sono stati molto interessanti.
Se nell’audio volete saltare l’introduzione e andare direttamente al dialogo, andate al minuto XXX.
Per oggi è tutto.
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Vediamoci dal Vivo
Stasera (giovedì 15 ottobre) alle 20.30 a OnStage Pigneto, ROMA
23 Ottobre ore 9 all’Università di Brescia per “In nome loro”
24 Ottobre ore 20.30 a L’Aquila per il Festival Ci Penso
30 Ottobre a Gonnostramatza (OR) per Le Giornate di Carla



Ho ascoltato solo un pezzo dopo finisco, non sono del tutto d'accordo sul fatto che siano in genere gli altri uomini a ridicolizzare il meno avvenente fisicamente.
Io comunque sono ormai un incel nel senso letterario originale del termine, ma solitario perché ho le mie idee e avendo visitato alcuni posti, non mi lascio influenzare più di tanto.
Su alcuni concetti forse hanno ragione, su altri invece si vede proprio un delirio dato dalla condizione che si vive, un odio e una frustrazione che vengono sfogati online.
Di solito viene usato questo termine superficialmente come insulto, sia da uomini che da donne, sui social, verso un maschio "sfigato".
In realtà è complesso, dietro la condizione si nascondono solitudine, depressione, eventuale dismorfofobia, eventuale autismo, o altri disturbi mentali invalidanti. Nel mio caso l'odio che provavo verso il corpo ha fatto partire tutto. Centra anche l'alessitimia normativa maschile secondo me, cioè la tendenza a non saper riconoscere ed esprimere le emozioni, a reprimere e tenersi dentro.
Non ho capito invece la domanda "perché definirsi incel?" Nel senso, o lo si è o non lo si è, sempre parlando del significato originario "celibe involontario".
Molto curioso di ascoltare l'audio appena posso. Del fenomeno incel se ne parla tanto e male, e purtroppo la parola ha assunto ormai una connotazione solo negativa. PS: ma il minutaggio XXX è un refuso che ti è sfuggito?