Adolescenti Maschi e Terrorismo - 1
Dalla misoginia all'accelerazionismo: la grammatica dell'estremismo online che sta radicalizzando i giovani maschi
Negli scorsi giorni in Italia è successa una cosa molto preoccupante: un ragazzo di 17 anni è stato arrestato a Perugia perché stava pianificando una strage in un liceo artistico di Pescara. Tra i materiali sequestrati c’erano documenti e istruzioni per la fabbricazione di armi ed esplosivi, indicazioni tecniche relative a sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché piani per il sabotaggio di infrastrutture essenziali.
Oltre al ragazzo arrestato, sono finiti nell’indagine condotta dalla sezione Anticrimine dell’Aquila anche altri 7 minorenni, nelle province di Teramo, Bologna, Pescara, Perugia e Arezzo. Tutti “inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista”.
Questi ragazzi facevano parte di un gruppo Telegram chiamato “Werwolf1 Division”, all’interno del quale si condividevano contenuti legati alla supremazia della cosiddetta “razza ariana” (vale sempre la pena sottolineare che la genetica ha dimostrato che non esistono suddivisioni razziali biologiche all'interno della specie umana), e nel quale si idolatravano alcuni stragisti, tra cui Breivik e Tarrant.
A Dicembre del 2024, il gruppo “Werwolf Division” era finito nel mirino di una indagine della procura di Bologna che aveva portato all’arresto di 12 persone. Nelle chat risalenti al 2023, il gruppo era arrivato a discutere un attentato alla Premier Meloni, considerata “una fascista che perseguita i fascisti”.
Nel 2022, la Digos di Napoli aveva smantellato un’associazione simile di stampo suprematista dal nome “Ordine di Hagal”.
Come vengono reclutati i ragazzi all’interno di questi gruppi?
La risposta è abbastanza scomoda: non vengono reclutati. Vengono assorbiti.
Nella maggior parte dei casi, non esiste un momento in cui qualcuno bussi alla loro porta e dicesse: “Vuoi unirti a noi?”. Il processo è molto più graduale, quasi invisibile.
Inizia quasi sempre su piattaforme aperte, con contenuti che non sembrano neanche politici: meme, video ironici, montaggi veloci, battute inappropriate (spesso sessiste).

Contenuti che parlano di solitudine, rifiuto, frustrazione, ma che, invece di nominare il dolore, iniziano a suggerire una spiegazione semplice e a dire loro: non sei tu il problema. In molti casi, il problema viene identificato con le ragazze e le donne, quindi - di fatto - la misoginia è spesso la porta d’ingresso in questi imbuti.
Come abbiamo visto nell’episodio sulla manosfera, spesso alla misoginia si accompagna l’antisemitismo, con il suo contorno di teorie complottiste, negazioniste dell’olocausto, e legate all’identificazione di poteri globali che cospirerebbero per mettere gli uomini bianchi in una posizione di subalternità.
Da lì si passa a spazi sempre più chiusi.
Gruppi privati, chat, canali dove il linguaggio cambia: diventa più interno, più criptico, più identitario.
È qui che succede qualcosa di decisivo, e anche di molto diverso rispetto al modo in cui in passato le persone venivano reclutate nei gruppi estremisti: non è tanto che i ragazzi “sposano” un’ideologia - come abbiamo visto spesso hanno le idee abbastanza confuse e contraddittorie; quello che accade è che iniziano a parlare una lingua. E quando parli una lingua, inizi anche a vedere il mondo attraverso di essa.
Alcuni esempi
Chad / Incel — la coppia fondamentale: il maschio dominante (chad) vs il maschio escluso (incel, ovvero celibe involontario). L’identità incel si costruisce sul rifiuto
Hypergamy — pseudoteoria secondo cui le donne “puntano sempre più in alto”, condannando gli uomini “mediocri” all’esclusione. È il ponte tra misoginia e senso di vittimizzazione sistemica
Globohomo — termine apparentemente grottesco, in realtà acronimo ideologico per “globalizzazione omologante” — codice per indicare un potere globale (ebraico, nella versione complottista) che starebbe distruggendo le identità nazionali e maschili
ZOG — “Zionist Occupied Government”: la teoria che i governi occidentali siano controllati da élite ebraiche. È il nucleo dell’antisemitismo nei gruppi accelerazionisti
The Great Replacement — teoria del complotto secondo cui l’immigrazione è un piano deliberato per “sostituire” la popolazione bianca europea
Che cosa c’entra l’intelligenza artificiale?
C'entra in modo diretto e relativamente recente. Negli ultimi due anni, i gruppi accelerazionisti e suprematisti hanno iniziato a usare strumenti di generazione automatica di immagini, video e testo per produrre propaganda in quantità industriale, a costo quasi zero. Questo fenomeno ha un nome: slopaganda - un neologismo che fonde slop (il termine con cui si indica il contenuto generato da AI di bassa qualità, generico, prodotto in massa) con propaganda. La slopaganda non è sofisticata: spesso è visivamente rozza, grammaticalmente imprecisa, ideologicamente grossolana. Ma non ha bisogno di essere sofisticata, perché non punta alla persuasione intellettuale - punta alla saturazione. Quando un ragazzo apre TikTok o Telegram e trova cinquanta varianti dello stesso meme che gli dicono che il mondo è contro di lui, non è la qualità del singolo contenuto a fare effetto: è il volume, la ripetizione, la sensazione che “tutti la pensino così”. L'AI ha abbattuto la soglia di produzione a tal punto che oggi un gruppo di dieci persone può generare il rumore di fondo di un movimento di massa. Ed è proprio in quel rumore - non nei manifesti, non nei discorsi - che avviene l'assorbimento.
Che cos’è l’accelerazionismo?
L'accelerazionismo è la convinzione che il sistema sociale e politico occidentale sia talmente corrotto da non poter essere riformato, e che quindi l'unica via sia accelerarne il collasso. In ambito neonazista, questo si traduce in una strategia precisa: provocare violenza, caos e instabilità per far precipitare la società in una guerra civile da cui emergerebbe un nuovo ordine suprematista. Chi compie attentati come quelli di Breivik o Tarrant viene idolatrato proprio per la ferocia delle sue azioni, che, come “acceleratori”, hanno spinto il sistema verso il punto di rottura.
L'accelerazionismo non è nato nell'estrema destra. Ha radici in ambienti anticapitalisti degli anni Settanta e Ottanta, dove indicava l'idea - molto diversa - di spingere le contraddizioni del capitalismo fino alle loro conseguenze estreme.
Nick Land, filosofo britannico che negli anni Novanta, insieme al gruppo CCRU (Cybernetic Culture Research Unit) all’Università di Warwick, sviluppò l’idea che il capitalismo fosse una macchina che andava cavalcata fino alle sue conseguenze più estreme. Tecnologia, automazione, dissoluzione delle identità tradizionali: la sua posizione era che non avesse senso opporsi, perché tutto questo, una volta accelerato, avrebbe portato a una trasformazione così radicale da far saltare le strutture di potere esistenti. L’obiettivo era la sconfitta del turbo-capitalismo e l’uguaglianza.
Intorno a lui si radunò un gruppo di intellettuali cyberpunk, che però iniziarono a distanziarsene quando Land diventò il teorico dell’“Illuminismo Oscuro”, una teoria politica neoreazionaria, che rifiuta l’egualitarismo e unisce ultraliberismo e conservatorismo sociale. Wired ha pubblicato un pezzo molto bello sulla parabola di Nick Land, se volete approfondire.
Una minaccia per la democrazia
Negli ultimi anni, la radicalizzazione online dei giovani maschi è stata riconosciuta come una delle minacce più urgenti per le democrazie occidentali. Secondo il Global Terrorism Index, l’estremismo di destra in Occidente è aumentato del 250% negli ultimi cinque anni, e la componente giovanile è la più preoccupante. In Francia, 18 minorenni sono stati incriminati per reati di terrorismo nel 2024, rappresentando il 20% dei casi totali, un numero salito da 15 nel 2023 e solo 2 nel 2022.
In alcuni paesi europei, i procedimenti legati alla radicalizzazione giovanile arrivano a rappresentare il 20-30% delle indagini antiterrorismo. L’Unione Europea ha identificato il fenomeno come priorità di ricerca attraverso il suo Knowledge Hub sulla prevenzione della radicalizzazione, riconoscendo che i giovani, in particolare i “nativi digitali”, trascorrono così tanto tempo online che aspetti importanti della loro vita sociale si radicano in spazi digitali, dove possono essere esposti a linguaggi e narrazioni, inclusa la misoginia sotto forma di umorismo, che contribuiscono progressivamente alla normalizzazione di forme di estremismo. L’ISD - Institute for Strategic Dialogue, uno degli osservatori più autorevoli sul tema - ha coniato il termine “violenza nichilista” per descrivere un fenomeno nuovo: gli attacchi più letali del 2024 non erano legati a ideologie estremiste tradizionali, ma a una rete più diffusa di sottoculture online. I responsabili erano mossi da un disprezzo fondamentale per la vita umana, e molti di loro erano minorenni, storicamente non una demografia caratteristica per la violenza estremista. Il dato più inquietante, forse, riguarda la velocità: un processo di radicalizzazione che una volta si sviluppava nell’arco di mesi o anni oggi avviene tipicamente in giorni.
In questo contesto, negli Stati Uniti, i fondi per prevenire la radicalizzazione sono stati pesantemente tagliati, anche grazie alle azioni del DOGE guidato da Elon Musk, e il team contro l'estremismo violento dell'U.S. Institute of Peace è stato interamente smantellato.
Ci sono ancora molte domande a cui rispondere
Quello che abbiamo ricostruito oggi è solo il perimetro del problema. Restano aperte molte domande, forse le più importanti. Perché alcuni ragazzi vengono assorbiti e altri no? Cosa li rende vulnerabili, e cosa li protegge? Che ruolo giocano la famiglia, la scuola, gli amici? Esistono programmi di uscita da questi ecosistemi, e funzionano? E soprattutto: cosa possiamo fare noi, come genitori, come insegnanti, come persone che vivono accanto a questi ragazzi, prima che il processo sia già avvenuto?
Nelle prossime puntate cercherò di rispondere a queste domande. Lo farò con il tuo supporto. Io vorrei tenere questa newsletter gratuita e, per farlo, ho bisogno che chi può sottoscriva un abbonamento premium per sostenere questo progetto.
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Quando, verso la fine della seconda guerra mondiale, gli alleati iniziarono ad avanzare in Germania, tra le file dei nazisti fu concepito un piano per sabotare le loro operazioni militari e tentare di salvare il Terzo Reich. Heinrich Himmler , nell’autunno del 1944, incaricò un ufficiale delle SS di formare un gruppo di combattenti volontari di élite, in grado di svolgere azioni di guerriglia. Il nome di questa missione era “Unternehmen Werwolf”, cioè “Operazione Werwolf”. Anche Goebbels diffuse propaganda nelle ultime settimane della guerra attraverso un’emittente chiamata “Radio Werwolf”.


